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Le sinagoghe canadesi sostengono attivamente i profughi siriani

Turkey-Syria-Refugees_Horo-635x357Di Renee Ghert-Zand, The Times of Israel (20/11/2015). Traduzione e sintesi di Giusy Regina.

Le sinagoghe di Vancouver, Temple Sholom e di Peterborough, Beth Israel non potrebbero essere più diverse. Una accoglie la più grande comunità ebraica in una delle più grandi città del Canada, mentre l’altra ha una adesione di sole 35 famiglie, raccogliendo al massimo 100 fedeli per i servizi durante le feste.

Eppure, queste due sinagoghe disparate alle estremità opposte del Paese, sono rappresentative degli sforzi compiuti dalle comunità ebraiche in tutto il Canada per aiutare gli arabi colpiti dalla guerra in Medio Oriente e i musulmani presi di mira nel Paese stesso.

A differenza degli Stati Uniti, che hanno gravemente limitato l’ingresso dei profughi siriani (solo 1.854 sono stati assorbiti dal 2012), il Canada ha già reinsediato 23.000 rifugiati iracheni e ha annunciato un piano per accogliere 25.000 rifugiati siriani entro la fine di quest’anno, dopo averne accolto già diverse migliaia.

Le congregazioni ebraiche e le organizzazioni della comunità sono attive nel sostegno attivo di famiglie di rifugiati siriani. Il rabbino Dan Moskovitz è stato un promotore in questo senso, sia all’interno della propria comunità sia come presidente di un’associazione nazionale riformista di rabbini. All’inizio di settembre, Moskovitz ha proposto l’idea della sponsorizzazione al consiglio, che ha accettato all’unanimità. Inoltre il rabbino, durante un appassionato sermone, ha ripercorso la storia, dall’Olocausto ad Abrabo Lincoln.

Altre congregazioni ebraiche di Vancouver hanno chiesto che cosa potevano fare per contribuire ad alleviare la crisi dei rifugiati siriani. Moskovitz ha visto in questa apertura un’opportunità unica per la collaborazione attiva tra le congregazioni di conservatori, ortodossi e riformisti.

Secondo Moskovitz, quasi tutte le 20 congregazioni in Canada stanno sostenendo una o più famiglie di rifugiati siriani. Il gruppo sta lavorando anche per formare partnership con congregazioni di riformisti negli Stati Uniti. Moskovitz prevede che il coinvolgimento delle congregazioni americane sarà soprattutto quello di preparare e inviare rifornimenti necessari per le famiglie di profughi. 

Il rabbino si aspetta che le relazioni che attualmente non esistono tra le sinagoghe di Vancouver e le moschee locali e le organizzazioni musulmane inizieranno a svilupparsi proprio grazie a questo progetto di aiuti e sostegno ai profughi siriani. Per forza di cose, le loro comunità religiose e culturali dialogheranno attivamente. “Noi non stiamo guardando alla religione di queste famiglie. Stiamo cercando di aiutarli come esseri umani”, ha detto Moskovitz.

C’è un grande senso di orgoglio tra i membri di Temple Sholom sul progetto di sostegno a queste famiglie. “Questa deve essere la risposta ebraica a quello che è successo a Parigi. Abbiamo bisogno di vedere il mondo attraverso una lente di empatia. Non dobbiamo dare la colpa ai profughi per il terrorismo, piuttosto dovremmo incolpare il terrorismo per la crisi dei profughi”, ha detto Moskovitz.

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Giusy Regina

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