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Le mobilitazioni nel Rif e lo sciopero della fame nella storia del Marocco

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Di Maati Monjib. Al-Quds al-Arabi (21-7-2017). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

La scorsa settimana, l’attivista Rabii al-Ablaq è stato ricoverato a causa di un malore dovuto allo sciopero della fame: non è né il primo né l’ultimo caso. Come lui, anche Selima Ziani, ai più nota col soprannome di Sylia, ha annunciato tempo fa di iniziare uno sciopero della fame e della sete.

Sylia è una cantante ed attivista di Hoceima (cuore della protesta nel Rif), da alcuni ritenuta la “voce del movimento” che con le sue canzoni ed il suo motto “Sovranità popolare” ha infiammato e ispirato centinaia di manifestanti.

In genere il governo evita di arrestare manifestanti donne, per evitare di turbare l’opinione pubblica marocchina; nel caso di Sylia c’è però l’aggravante di aver fomentato e favorito la trasformazione di movimento di piazza a una realtà politica.

Tornando ora al discorso sullo sciopero della fame come pratica politica, fu molto diffusa tra gli arrestati dell’organizzazione di sinistra “Ila Amam” (“Avanti”) durante gli anni Settanta.  Tra questi spiccò la figura di Saida Munabihi, poetessa e sindacalista, la quale divenne presto un simbolo della nuova sinistra marocchina, sinistra osteggiata in tutti i modi dal precedente sovrano Hassan II.

Il caso più eclatante fu quello di cinque studenti entrati in sciopero per vedere riconosciuta la loro situazione di prigionieri politici e quindi la libertà di opinione nel Paese: lo sciopero iniziò nel 1984 e finì nel 1990. Sembra assurdo ma questo fu possibile grazie ai macchinari dell’ospedale: ogni volta che le loro condizioni di salute miglioravano, loro staccavano la flebo.

Le loro testimonianze sono atroci, pare che fossero così deperiti da passare attraverso le sbarre: un giorno infatti riuscirono ad evadere approfittando di una distrazione da parte delle guardie; furono catturati per strada mentre erano allo stremo delle forze.

Sul finire degli anni Ottanta episodi di questo tipo diminuirono, da un lato la repressione del governo si alleggerì, dall’altro essa cambiò obiettivo: i movimenti islamisti. In tal caso, però, i prigionieri – musulmani osservanti – ritenevano questo tipo di pratica contrario ai dettami dell’Islam.

Vale la pena ricordare la storia di Abdelhaqq Sabada, studente deceduto dopo 65 giorni di sciopero della fame nel 1989: il suo funerale si trasformò in una manifestazione nella quale rimase ferito l’allora ministro degli interni venuto a portare le condoglianze alla famiglia.

Il ritorno a questa pratica oggi, da parte degli attivisti del Rif, mette di nuovo il governo marocchino, come trent’anni fa, in una posizione “scomoda”.

Maati Monjib è un giornalista e scrittore marocchino.

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Redazione

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