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L’artista Tammam Azzam parla della rivoluzione siriana

Zoom 29 nov rivoluzione siriana
La trasposizione del famoso dipinto di Goya dal titolo “The Third of May 1808” ad opera di Tammam Azzam

Syria Untold (25/11/2013). Traduzione di Claudia Avolio.

Tammam Azzam, artista originario di Damasco, inizia la sua intervista a Syria Untold con un’affermazione netta sui suoi contributi alla rivoluzione: “Nessuno dà nulla alla rivoluzione: è la rivoluzione che ci dà tutto”. Azzam constata che la rivoluzione è divenuta – per lui come per molti altri siriani – una seconda nascita. “I suoi effetti non possono rendersi visibili in un’opera d’arte. La magnitudine degli eventi, e i crimini, vanno oltre noi artisti,” prosegue e aggiunge: “La rivoluzione, per sua propria logica, è un agente di cambiamento, e perfino chi è si è messo contro di essa percepirà tale mutamento”.

Le opere di Azzam, nonostante i sentimenti appena espressi, sono diventati di sicuro una rappresentazione integrale della rivoluzione, sia per i siriani che per gli altri. I suoi dipinti sono stati esposti in molte capitali del mondo e le sue composizioni rosso-sangue sono ormai famose. Il colore rosso, infatti, sembra essere un leitmotiv nel lavoro di Azzam: una mappa della Siria che sanguina, un dipinto della primavera siriana rappresentata da una farfalla rossa, e il suo celebre dipinto di abiti siriani, intrisi di sangue e lasciati ad asciugare.

“Nei primi giorni della rivoluzione, mi sono seduto a ritrarre la scena di un bucato steso ad asciugare sui fili dei balconi di Daraa. Ancora non sapevo che il nostro bucato sarebbe stato macchiato di sangue da allora in poi”. Era in realtà la continuazione di un progetto a cui l’artista stava lavorando prima della rivoluzione. Azzam immaginava il bucato e i mobili lasciatisi alle spalle dalle persone che hanno abbandonato le loro case. Le sue opere sono un mix di diverse tecniche pittoriche, anche se di recente disegna attraverso la digital art. Ad ogni modo, i suoi precedenti lavori “analogici” sono tuttora integrati nelle sue opere usando scanner, ritocchi e unendoli a fotografie digitali di ciò che lo circonda.

Nei suoi lavori si rifiuta a gran voce l’uccisione giornaliera dei siriani. Vi si mostrano palloncini – un tempo gioco che faceva sognare i più piccoli – ritratti come bombe che cadono dal cielo, e la colomba della pace mentre tiene nel becco una pallottola e il ramoscello d’ulivo. I crimini commessi sono condannati dall’artista non solo perché contro i siriani, ma in quanto crimini universali contro l’umanità. A questo scopo, ha preso in prestito il famoso dipinto di Goya dal titolo “The Third of May 1808”, che mostra l’esecuzione di civili spagnoli, e lo ha trasposto nel contesto siriano con un semplice commento: “Quanti giorni in Siria sono come il 3 maggio”.

Il repertorio di Azzam utilizza anche un macabro sarcasmo per diffondere il proprio messaggio, come nel dipinto che mostra una copia della Statua della Libertà costruita sulle case siriane crollate. La tragedia, tuttavia, dà vita alla speranza piuttosto che alla disperazione. Un esempio di speranza è riscontrabile ne “Il Bacio” di Klimt, su muri martoriati dai proiettili, e poi nei fiori che sbocciano da una bomba, e nei bambini intorno al cratere causato da un’esplosione che fanno il segno di vittoria. Dipinti come questi, e molti altri, mostrano la speranza dell’artista per il suo Paese malgrado tutta la distruzione.

Oggi Tammam Azzam afferma che le uniche persone a cui rivolge il suo pensiero sono quelle che stanno “pagando per la nostra libertà con le loro vite. Queste persone, anche se i loro corpi sono svaniti, vivranno sempre nell’opera di un artista attraverso le loro parole ed azioni. Il pane macchiato di sangue sarà sempre ricordo di chi è morto aspettando davanti all’entrata di un panificio e al posto del pane, ha trovato una bomba”.

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Roberta Papaleo

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