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La Turchia e l’operazione “culturale” in Siria

Di Hazem Saghieh. Al-Hayat (24/02/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

turchia siria tombaPochi giorni fa abbiamo assistito alla penetrazione della Turchia nel nord della Siria per la questione relativa al trasferimento del mausoleo di Suleyman Shah, nonno del capostipite dell’Impero Ottomano, Osman I, in un’altra località siriana, al fine di garantirgli maggiore protezione.

Questo è quanto è stato annunciato dall’attuale capo del governo, Ahmet Davutoglu, il quale ha parlato di un’incursione “culturale”, accogliendo il favore della popolazione turca, ovvero di quella parte nazionalista. Infatti, le critiche iniziali rivolte al presidente Erdogan scaturivano dal suo “ritardo” o “negligenza” nei confronti di due personalità e simboli dell’Impero Ottomano, tanto a livello religioso che culturale.

Tale operazione ha però mostrato subilto il suo carattere militare, proprio per l’utilizzo di truppe terrestri e carri armati. Essa si è fatta portatrice dell’ideale patriottico e identitario della Turchia, di appartenenza all’impero ottomano. In tal senso, le autorità turche sono state guidate da quel medesimo sentimento che aveva conivolto le forze terzomondiste nella fase di passaggio da un’analisi economica (in termini di sviluppo, indipendenza economica, allontanamento dal mercato capitalista) ad una propriamente culturale (in termini di religione, originalità, dignità, simboli), o meglio “identitaria”.

In linea con tale principio, la penetrazione in Siria è stata caratterizzata da diversi elementi a carattere identitario, a partire dalle divise militari risalenti nello specifico al periodo ottomano.

Tuttavia, tale operazione genera di fatti una seconda riflessione. Ci rendiamo conto che quei caratteri ideologico e identitario, che la Turchia ha voluto rivisitare ed esaltare e che sono condivisi dal regime iraniano suo rivale, costituiscono non solo le politiche di associazioni civili, ma anche quelle dello Stato, specie quando vi sono interessi economici. E l’area circostante la Turchia è fondamentale proprio in tal senso.

Inoltre, se ripercorriamo gli inizi delle rivolte interne alla cosiddetta “Primavera Araba”, con l’attacco a falsi regimi, anch’esse premono verso una medesima fine: l’annullamento nel pantano identitario.

Per concludere, in riferimento a quest’ultimo aspetto, è opportuno evidenziare l’elemento distintivo tra il modello iraniano-turco e quello arabo in ascesa. Mentre il primo rimane impantanato nel forte apparato dello Stato, il secondo cerca di liberarsene. Tale distinzione risulta fondamentale per misurare il grado di potenza di una nazione.

Hazem Saghieh è uno scrittore e giornalista libanese.

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Roberta Papaleo

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