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La sindrome da sublimazione dell’esercito

Zoom 08 ago EsercitoDi Diana Moukalled. Asharq al-Awsat (07/08/2013). Traduzione di Roberta Papaleo. Cos’ha spinto un semplice egiziano a legarsi uno stivale da soldato in testa e partecipare alle proteste a sostegno dell’esercito nazionale? E quale idea si cela dietro agli enormi cartelloni che in Libano mostrano una foto gigantesca di uno stivale militare e che portano lo slogan “lasciatelo governare”? A cosa stava pensando l’elegante donna siriana che protestava a Berlino con uno stivale militare appeso al collo?

A prescindere da quando questi fatti dimostrino il nostro disperato bisogno di una psicoterapia di massa, essi sono anche simbolo di una nuova tendenza che punta a ristabilire il ruolo delle istituzioni militari. Ciò implica che le forze militari del mondo arabo dovrebbero rimpiazzare l’arbitrarietà dell’islam politico e sociale con quella dell’esercito. L’ossessione dell’immagine dello stivale da soldato e del suo convertirsi in un simbolo nazionale non costituisce una celebrazione della democrazia, ma piuttosto quella di una nuova forma di soppressione e di un desiderio di sceglierne la forma e i mezzi.

Non vogliamo che gli islamisti ci massacrino, ma è altrettanto accettabile farci schiacciare dagli stivali dei soldati? Sembra come se non meritassimo nessuno dei due, come non meritassimo di essere liberati dal venire calpestati o dal venire uccisi in nome della religione.

La formula della sostituzione dell’oppressione degli islamisti con quella dell’esercito viene commerciata nelle sfere della politica, della società, della cultura e dei media, specialmente dal momento che nel nostro Paese decenni di controllo militare hanno stabilito una solida relazione tra questi apparati.

Nelle nostre società sono presenti elementi civili che cooperano con l’esercito in quanto alternativa all’islamismo. Queste élite beneficiano dall’impressionante presenza dei media per vendere quest’idea. Come altro potremmo spiegarci il silenzio sull’omicidio di 55 persone durante uno scontro con l’esercito mentre protestavano a sostegno del deposto presidente Morsi? La calma ha regnato sulla maggior parte dei media egiziani, mentre gli ospiti televisivi ed i giornalisti continuavano a lodare l’esercito egiziano e a limitare le notizie sulle “azioni cattive” alla Fratellanza Musulmana.

In Libano, nel corso degli scontri a Sidone tra l’esercito libanese ed i sostenitori di Ahmad al-Assir, i media non hanno menzionato il fatto che alcuni civili sono stati uccisi e che ci sono video che mostrano l’esercito libanese torturare i detenuti, alcuni dei quali morti a causa delle percosse e per essere stati calpestati con gli stivali.

In Siria, le notizie e le foto di illustri ufficiali dell’esercito che inaugurano un monumento a forma di stivale militare a Lattakia sembra essere in perfetta armonia con la retorica e la pratica del regime.

Vero è che ciò che si applica all’Egitto non si applica affatto a Libano e Siria. Ma c’è un fenomeno che ci invade, una sorta di sindrome psicologica, rappresentato dal sublimare l’esercito e fare dello stivale da soldato un segno di accettazione o piuttosto di celebrazione. È uno stivale, uno stivale da soldato. Il prezzo che abbiamo pagato per gli abusi dell’esercito dopo la sua salita al potere in Egitto, Iraq, Libia, Yemen e Siria è troppo alto.

Link all’articolo: http://www.aawsat.net/2013/08/article55312689


Roberta Papaleo

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