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Come la lotta della Francia all’Islam è diventata un bestseller

David Thomson
David Thomson è stato tra i primi a sostenere che la religione sia la causa principale del terrorismo in Francia. Oggi è uno degli intellettuali francesi più in voga.

Di Emma Kate Simons. Foreign Policy (02/01/2017). Traduzione e sintesi di Emanuela Barbieri.

Prima che corrispondenti, politici, studiosi e agenti di sicurezza francesi si concentrassero su Daesh (ISIS), al-Qaeda e i pericoli dei jihadisti di ritorno, c’era David Thomson.

Nove mesi prima degli attacchi a Charlie Hebdo e Hyper Cacher, avvenuti nel gennaio 2015, Thomson, un corrispondente per Radio France Internationale che aveva trascorso anni in Nord Africa costruendo una rete di contatti nelle cerchia jihadiste, appariva spesso nella TV nazionale. Aveva dichiarato, in un dibattito sui combattenti francesi in Siria, che alcuni combattenti con cui era in contatto e che erano in viaggio in Medio Oriente erano determinati a tornare in patria e attaccare la Francia. Non fu preso sul serio, anzi, fu deriso da alcuni.

A due anni dalla trasmissione, dopo i diversi attacchi terroristici sul suolo nazionale, 13 mesi di fila di stato di emergenza e le elezioni presidenziali in arrivo, Thomson è diventato l’intellettuale più popolare della Francia. Con il suo ultimo libro, Les Revenants, uscito a dicembre 2016 e subito sold-out, si è guadagnato la prima pagina su Le Monde.

Il libro è una raccolta di interviste condotte nel corso di due anni a 20 soggetti incontrati personalmente in prigioni, case, ristoranti di kebab in Francia o raggiunti telefonicamente. L’autore, che negli ultimi dieci anni ha parlato a più di 100 jihadisti soprattutto francesi, usando le loro stesse parole, designa un quadro di combattenti sedotti dall’idea di un’esperienza edonistica, violenta e trascendente, che Thomson chiama “LOL jihad”, e che sono tornati dal califfato spesso delusi, impenitenti, e in alcuni casi pronti a rifare tutto di nuovo.

Ad attirare così tanta attenzione è il verdetto di Thomson – e dei suoi soggetti – sul tema caldo del ruolo dell’Islam. Il senso di umiliazione di una minoranza emarginata, la discriminazione, e la furia post-coloniale; padri assenti e traumi famigliari; il pendio scivoloso tra la delinquenza giovanile e la “guerra santa”; e la promessa di un paradiso sessuale – tutti questi sono elementi importanti per spiegare il jihad in Francia, sostiene. Tuttavia, niente di tutto questo sarebbe sufficiente senza il ruolo importante e troppo spesso respinto della religione e delle convinzioni politico-spirituali, in particolare, la dura linea salafita saudita della dottrina islamica wahabita, che hanno gettato le fondamenta del jihadismo violento e che spiegano il motivo per cui è improbabile che se ne possa mai riemergere.

Figure di fama internazionale come i politologi Gilles Kepel e Olivier Roy sono impegnate in una battaglia feroce per valutare se la Francia dovrebbe interpretare il suo problema del jihad come “l’islamizzazione del radicalismo” (Roy) – vale a dire, l’Islam non è la causa – o “la radicalizzazione dell’Islam “(Kepel) – sì, lo è. Ma la lotta tra gli studiosi rivali è rimasta principalmente all’interno dei circoli d’élite ed entrambe le visioni sono state soggette a critiche. Sembra che Les Revenants sia diventato un “fenomeno editoriale,” che ha “riconciliato Kepel e Roy”, scrive Devecchio su Le Figaro. E aggiunge: ”Il jihadismo ‘made in France’ è il frutto dell’incontro tra l’Islam radicale e l’era del vuoto. Il figlio ibrido di un’utopia assassina e di un’epoca disincantata.”

È diventato pensiero comune che i jihadisti occidentali di oggi abbiano un passato profano. Ma quasi tutti i combattenti di ritorno nel libro di Thomson hanno ricevuto un’educazione religiosa da bambini. Il settanta per cento provengono da famiglie musulmane spesso conservatrici. Molti di loro hanno incontrato figure, nelle moschee o tra conoscenti, che hanno contribuito alla loro radicalizzazione. La maggior parte dice di essersi avvicinata prima al salafismo non violento, emulando i “pii predecessori” dal tempo del Profeta, per poi avviarsi verso il jihad armato. Il movimento salafita ha attirato un numero crescente di adepti in Francia negli ultimi dieci anni, con i suoi valori fondamentalisti estremi di “rottura” con la società tradizionale.

Le affermazioni di Thomson sull’impossibilità allo stato attuale di una deradicalizzazione dei jihadisti sono già state prese in considerazione dalle autorità francesi. “Nessuno sa come risolvere il problema” ha dichiarato a Slate. “L’Europa è condannata a subire le conseguenze degli errori commessi dal 2012, quando centinaia di francesi sono partiti per la Siria e l’Iraq senza essere visti né fermati e lì hanno creato le loro basi, con intenzioni terroristiche”.

Emma Kate Simons è is una giornalista che vive a Washington, ex corrispondente da Parigi per Foreign Policy. Ha pubblicato per Quartz, The Atlantic, The Wall Street Journal, The Financial Review e The Australian.

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Emanuela Barbieri

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