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La deriva culturale imperialista

L’intellettuale arabo vittima dello scontro tra imperialismo e socialismo

di Ali Hassan al-Fawwaz., al-Quds al-Araby, (14/05/2020). Traduzione e sintesi di Pietro Menghini.

Lo scontro tra la cultura imperialista e la cultura di sinistra ha sempre creato una forte avversione su cui poi si sono basati scontri intellettuali e di pensiero tra le due correnti. Lo scontro tra socialismo e imperialismo, descritto da Lenin nel 1916 nel contesto dell’ascesa politica, militare ed economica dei poteri coloniali e imperialistici di Inghilterra e Francia, si è caricato di una fortissima connotazione ideologica e simbolica. Grazie a queste connotazioni questo è finito per diventare uno scontro tra romanticismo e violenza, bellezza e bruttezza, finzione e realtà, che ha invaso tutti i campi del sapere e del pensiero, dall’arte alla filosofia.

La vittima per eccellenza di questo scontro è stato l’intellettuale arabo, intrappolato in un gioco di devozione e imitazione, che lo ha portato fino a santificare un pensiero trascurabile per i paradigmi imperialisti e marxisti. Liberarsi della struttura ideologica marxista non è stato facile per molti intellettuali, perché in fondo sono dipendenti dall’ideologia rivoluzionaria e dal suo fascino. La difficoltà di liberarsi da queste strutture ha portato infatti al ritorno del pensiero di Hegel a proposito della fine della storia. L’intellettuale arabo è stato infatti la vittima principale della confusione ideologica a seguito della vittoria imperialista. Egli ha perso infatti i suoi ripari ideologici e si è trovato confuso, spinto a riconsiderare la sua relazione con il marxismo e l’imperialismo, a rivalutare il suo sfruttamento da parte delle due ideologie e la sua precedente riflessione su concetti come libertà, giustizia, classe e ideologia. La caduta dell’Unione Sovietica ha rappresentato il fallimento dei sogni radicati nelle anime degli intellettuali rivoluzionari e ha portato l’intellettuale arabo a trovarsi nel mezzo di questo collasso, dove il vuoto post-sovietico appare ai suoi occhi come l’inferno.

Il pericolo più grande sta ora nella ricerca di una nuova ideologia, che sembra avere la forma del cantante americano pop, per alludere al populismo o all’immagine del poeta temerario e ribelle che cerca nemici come mulini a vento. La vergogna che colpisce questi intellettuali è quella di usare il linguaggio della disfatta e della sconfitta, simbolo della deriva verso un nuovo imperialismo, senza strutture ideologiche né maschere.

La recente crisi del Coronavirus ha fatto sorgere dei dubbi sulla struttura dell’edificio imperialista, i quali però non si trasformeranno in valori culturali, ma in punti di partenza per giustificare un aumento del controllo imperialistico. Questa crisi recente ha portato gli intellettuali di tutti gli schieramenti solo ad un ritorno alle delusioni e alla sconfitta che ha spinto molti pensatori di sinistra ad una deriva imperialista.

Ali Hassan al-Fawwaz è uno scrittore iracheno e giornalista per al-Quds al-Araby.

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Redazione

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