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Israele demolisce case palestinesi vicino a Gerusalemme

L’Orient-Le Jour (22/07/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha condannato queste demolizioni come “una pericolosa escalation contro il popolo palestinese indifeso”.

Israele ha iniziato oggi la demolizione di case palestinesi a sud di Gerusalemme, ritenendole illegali, in prossimità della barriera di separazione che isola la Città Santa dalla Cisgiordania occupata. L’operazione è stata denunciata dai Palestinesi, dall’ONU e dagli Europei.

Prima dell’alba, centinaia di poliziotti e soldati hanno demolito almeno quattro edifici a Sour Baher, nell’area compresa tra  Gerusalemme e la Cisgiordania, occupata da Israele dal 1967.

I residenti e gli attivisti sono stati evacuati e la stampa è stata tenuta a distanza prima che cominciassero le demolizioni. Secondo un giornalista della AFP che era sul posto, le pale d’acciaio degli escavatori hanno poi distrutto almeno tre edifici a più piani, di cui due incompiuti.

“Voglio morire qui”, ha gridato un uomo, dopo essere stato evacuato con la forza. ““Anche se demolissero tutte le case, resteremo per strada”, ha dichiarato alla AFP Akram Zawahra, proprietario di una casa demolita.

Israele afferma che gli edifici presi di mira sono stati costruiti molto vicino alla “barriera di sicurezza” che iniziò a costruire nel 2002, durante le violenze della seconda Intifada, per proteggersi contro gli attacchi provenienti dalla Cisgiordania occupata.

I palestinesi da parte loro, accusano Israele di utilizzare la sicurezza come pretesto per costringerli ad abbandonare la zona e definiscono questa barriera fatta di filo spinato, recinzioni elettroniche e muri di cemento alti fino a nove metri, il “muro dell’apartheid”.

Alla fine, quest’opera giudicata illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIJ), deve raggiungere i 712 km di lunghezza. La sua pianta si trova per l’85% nella Cisgiordania occupata e isola il 9,4% del territorio palestinese, secondo le Nazioni Unite.

“Questa operazione è destinata a tagliare Gerusalemme da Betlemme nel sud della Cisgiordania”, ha affermato Walid Assaf, ministro palestinese incaricato di monitorare gli insediamenti israeliani.

“Le strutture sono state costruite illegalmente vicino alla barriera di sicurezza e rappresentano un rischio per la vita di civili e forze di sicurezza”, ha twittato il ministro israeliano per la sicurezza pubblica Gilad Erdan, citando una decisione della corte Suprema.

Ofir Gendelman, portavoce in arabo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha giustificato su Twitter queste demolizioni con “centinaia di incidenti di sicurezza e migliaia di tentativi da parte di Palestinesi di infiltrarsi nel” territorio israeliano “, alcuni per commettere operazioni terroristiche “.

Dal 1967, Israele ha occupato la Cisgiordania e Gerusalemme Est, che è stata successivamente annessa, una decisione mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

Il 18 giugno scorso, le autorità israeliane avevano informato alcuni residenti del quartiere di Sour Baher della loro intenzione di demolire le loro case, dando loro 30 giorni di tempo per evacuarle.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), questa decisione riguarda 10 edifici, la maggior parte dei quali sono ancora in costruzione, ovvero circa 70 appartamenti. Circa 350 persone ne sono coinvolte e altre 17 verranno sfollate, secondo l’Ocha.

“La politica israeliana di distruggere una proprietà palestinese non è compatibile con i suoi obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario”, ha dichiarato oggi l’ONU.

Il 16 luglio scorso, una ventina di diplomatici, in maggioranza provenienti da paesi europei, hanno visitato il quartiere colpito, dove funzionari palestinesi li hanno esortati a impedire che Israele demolisse queste case.

L’UE ha esortato Israele a “fermare immediatamente le demolizioni in corso”, affermando che la politica israeliana “indebolisce la fattibilità della soluzione dei due Stati e le prospettive di una pace duratura”.La Francia ‘condanna’ queste demolizioni, contrarie al diritto internazionale”, ha dichiarato una portavoce del ministero degli Affari esteri.

Da parte sua, la ONG per i diritti umani Amnesty International ha affermato che queste demolizioni “fanno parte di una politica sistematica da parte delle autorità israeliane per la rimozione forzata dei Palestinesi”.

I residenti di Sour Baher temono che altri cento edifici nel loro quartiere verranno minacciati nel prossimo futuro.

Le autorità israeliane demoliscono abitualmente le case palestinesi che considerano costruite illegalmente a Gerusalemme Est e nella Cisgiordania occupata. I Palestinesi dicono che è quasi impossibile ottenere permessi per costruire dalle autorità israeliane, causando così carenza di alloggi. Ma nel caso di Sour Baher, alcuni edifici sono stati costruiti con permessi palestinesi, il terreno su cui si trovano sono sotto l’autorità palestinese, secondo gli accordi di Oslo.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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