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L’islam politico e la democrazia: una contraddizione in cerca di una soluzione

Corano Islam
In questo periodo sorge più che mai spontanea la domanda: è possibile una coesistenza tra questi due sistemi?

Di Sami Hassan Al-Hayat (17/03/2017). Traduzione e sintesi di Alberto Claudio Sciarrone.

Il rapporto tra islam politico e democrazia è un argomento che alimenta da sempre accessi dibattiti: alcuni sostengono che essi sono inconciliabili, anzi appartengono a due mondi completamente diversi, mentre per altri questo dualismo è stato creato dagli oppositori dell’islam politico per screditarne l’ascesa.

Uno degli eventi più significativi per l’islam politico è stata la Rivoluzione iraniana del 1979, che ha deposto lo scià a favore di una repubblica islamica. Durante questa rivolta la componente sciita dell’islam, rimasta fino ad allora ai margini della politica per propria scelta, ha cambiato approccio grazie all’ascesa in campo della figura carismatica dell’ayatollah Khomeini. Egli ne ha riformato il pensiero, che si può riassumere con una delle sue frasi: “L’islam o è politica o non è nulla”.

Nel vasto panorama attuale del mondo arabo troviamo diversi approcci a questa questione, che vanno dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo in Turchia, ai Fratelli Musulmani in Egitto fino ad arrivare ad Ennahda in Tunisia e che presentano ognuno peculiarità distinte.

La Turchia è stata considerata per molto tempo un esempio di islam moderato da cui prendere spunto, tuttavia la sua situazione attuale è delicata: dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan ha colto l’occasione per accrescere i suoi poteri e reprimere l’opposizione, ponendo restrizioni alla stampa non allineata al suo pensiero. L’esperimento dei Fratelli Musulmani in Egitto, saliti al potere con le prime elezioni democratiche del Paese nel 2014, non è andata a buon fine: Morsi, capo di Stato e rappresentante della Fratellanza, è stato deposto dall’ex generale Al-Sisi dopo una crisi che ha riportato migliaia di egiziani a manifestare in piazza. Anche in Tunisia dopo la rivoluzione dei Gelsomini gli elettori hanno votato il partito affiliato ai gruppi islamisti: Ennahda. Tuttavia il leader Rachid Ghannouchi ha preso le distanze dall’islam politico e si è pronunciato a favore di una “democrazia musulmana”.

Le due visioni non sono tuttavia sempre antitetiche: in alcuni casi l’islam politico è a favore della democrazia non perché crede nei suoi valori, ma piuttosto perché questo sistema potrebbe essere sfruttato come uno strumento per favorire una ascesa più rapida dell’islam nella politica.

Sami Hassan è uno scrittore siriano-palestinese.

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