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Iraq: pericolo di costruzione di una trincea curda

Di Osama Mahdy. Elaph (10/01/2016). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

L’approssimarsi della conclusione dei lavori di una trincea curda intorno alla regione del Kurdistan iracheno ha fatto nascere il timore a Baghdad di una possibile divisione della regione e di separazione dell’Iraq stesso.

Fonti irachene hanno diffuso lo stesso timore asserendo che lo scopo ultimo della trincea è di natura politico e non di sicurezza, confermata anche dalle parole del presidente della regione, Mas’ud Barzani, il quale spiega come tale delimitazione sia inscritta nel progetto di costruzione dello Stato del Kurdistan, da annunciare nei prossimi cinque anni. Inoltre, Barzani si dichiara pronto a indire un referendum, locale e internazionale, per l’autodeterminazione dei popoli della regione, e la progettazione di nuovi confini della regione con l’annessione dei nuovi territori liberati dal controllo delle forze Daesh (ISIS).

Lo scavo della trincea ha però riportato riserbe da altre parti. Ad esempio, Abdullah al-Naili, portavoce della Coalizione dello Stato di diritto guidato dall’ex primo ministro Nuri al-Maliki, ha descritto tale operato come un oltraggio alla costituzione e violazione dell’articolo 140, invitando al contempo il governo attuale a prendere una posizione chiara ed esplicita al riguardo.

A questo si è aggiunta la dichiarazione di Jasem al-Biyati, delegato turcomanno della Coalizione dello Stato di diritto, il quale ha evidenziato che i limiti della trincea superano i confini delle aree delimitate dalla trincea stessa, in quanto essa si estende da Sinjar fino ai confini siro-iracheni, attraversando la Piana di Ninive, Irbil, Karkuk, Salah al-Din e Diyala fino a Khanaqin, e quindi ai confini iraniani, contraria alle convenzioni internazionali.

La serietà e gravità della realizzazione della trincea sono state confermate anche dal delegato del Blocco di Badr, Hanin Qadu, che ne ha sottolineato il pericolo, specie ora che l’Iraq è impegnata a fronteggiare le foze del male di Daesh. Necessario è dunque l’intervento del governo centrale per fermare tale complotto.

Il Comitato delle aree del Kurdistan autonomo ha definito lo scavo della trincea un diritto della regione stessa per assicurare confini politici e amministrativi, oltre a garantire la difesa delle zone sotto il controllo Peshmerga dagli attacchi del regime Daesh. Una dichiarazione in linea con il pensiero del presidente Nasr al-Din Sindi: “lo scavo della trincea nelle aree opposte alle forze di Daesh riveste un’importanza fondamentale per fermare gli attacchi terroristici”, premendo anche “sulla necessità di porre dei confini politici e amministrativi alle zone del Kurdistan.”

Dal canto suo, il parlamento del Kurdistan ha voluto negare tale intento politico, insistendo sul carattere di sicurezza, in quanto “alcuni mirano esclusivamente ad incoraggiare una nuova crisi tra Baghdad e Irbil”, e ha poi assicurato dell’assenza di qualsiasi progetto di delimitazione dei confini del Kurdistan.

In realtà, lo scavo di una trincea di sicurezza contro le forze Daesh ai confini della regione del Kurdistan era stata già annunciata l’11 luglio 2014, specificando profondità e limiti dello scavo, che inzia da Rabi’a al confine siriano nel governatorato di Ninive fino ai confini iracheno – iraniani, all’estremità di Jawlala a Diyala.

Ciò nonostante, i timori di una possibile separazione per l’Iraq emergono dalle analisi di Tareq Harb, esperto legale, in riferimento ad un accordo raggiunto tra cinque leader curdi insieme a Stati Uniti e Nazioni Unite circa la delimitazione di confini geografici della regione del Kurdistan. L’accordo risale al 13 luglio 2003 seguito dalla stesura di una costituzione ad interim, in cui all’articolo 53 viene riconosciuta l’ufficilità del governo del Kurdistan per quei territori che amministrava prima della caduta del regime di Saddam Hussein. E quei confini vengono oggi confermati dallo scavo della trincea.

Osama Mahdy è un giornalista iracheno per il portale Elaph.

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Roberta Papaleo

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