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Iran, guerra economica con gli Usa

di Katia Cerratti

“Siamo in una situazione di guerra economica e stiamo affrontando un tentativo di intimidazione. Non credo che fino ad oggi nella storia americana ci sia stato qualcuno alla Casa Bianca che sia andato contro il diritto e le convenzioni internazionali fino a questo punto(…) Sto annunciando che supereremo con orgoglio le vostre sanzioni illegali e ingiuste poiché esse vanno contro il diritto internazionale (…) L’obiettivo principale delle sanzioni è il nostro popolo”.

Così, ieri, subito dopo l’entrata in vigore di nuove sanzioni Usa che impediranno a Teheran di esportare il petrolio e colpiranno le banche, il presidente iraniano Hassan Rohani, si è rivolto direttamente a Trump, in un discorso trasmesso dalla televisione pubblica iraniana, annunciando che la Repubblica islamica non terrà conto della reintegrazione delle sanzioni e continuerà a esportare il suo petrolio.

La maggior parte delle sanzioni internazionali contro l’Iran, terzo esportatore mondiale di petrolio, sono state revocate all’inizio del 2016 in base all’Accordo di Vienna, concluso a luglio 2015 sotto la presidenza di Barack Obama e firmato da Iran, Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, nel quale l’Iran ha accettato di retrocedere dal suo programma di arricchimento dell’uranio, considerato da molti come destinato a dotare il paese di armi atomiche.

Trump, ha però ritenuto che l’accordo in questione fosse troppo morbido verso l’Iran e ha così deciso l’8 maggio scorso di ritirarsi, riabilitando già il 7 agosto una prima tranche di sanzioni verso Teheran, legate all’acquisto di dollari, al commercio di metalli preziosi, e ad alcune transazioni finanziarie.  Sanzioni che solo nel mese di settembre hanno visto scendere le esportazioni di petrolio da 2,5  a 1,6 milioni di barili. Le sanzioni entrate in vigore ieri colpiscono il cuore dell’economia iraniana, il petrolio appunto, e le banche, con conseguenze per la popolazione davvero pericolose. Basti pensare soltanto all’approvvigionamento di cibo e farmaci.

Vietato acquistare greggio dall’Iran dunque, o con gli Usa o contro gli Usa secondo Trump, ma l’Italia, insieme a Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Grecia, Turchia e Taiwan è stata esentata e potrà quindi continuare a comprare greggio da Teheran, anche se soltanto per sei mesi.

L’Iran promette di aggirare l’ostacolo, e l’Unione europea, già il 26 settembre scorso, ha adottato un meccanismo per consentire alle sue multinazionali di rimanere in Iran, lo Special Purpose Vehicle (SPV), un soggetto legale che permetterà agli Stati membri dell’Ue di effettuare transazioni finanziarie legittime con l’Iran e consentirà alle compagnie europee di continuare a commerciare con l’Iran secondo la legislazione dell’Ue. Ma di certo, la decisione di Trump, potrebbe inibire molti paesi.

Trump spera che la fortissima pressione economica costringerà l’Iran a negoziare un nuovo accordo ma la Guida Suprema Khamenei, lo scorso 3 novembre, ha invece affermato in un twit: “Questo nuovo presidente Usa ha screditato quello che rimaneva del prestigio dell’America (…) ”, negli anni la nazione iraniana si era abituata a importare tutto, ma ora è abituata a cercare di produrre tutto”.

Un pensiero va ai cittadini iraniani, schiacciati e penalizzati da questa guerra economica che impedirà loro non soltanto di viaggiare e studiare all’estero, ma che rischia di sgretolare i loro risparmi per il crollo della borsa e, soprattutto, metterà in serio pericolo la possibilità di nutrirsi e curarsi. I farmaci anticancro hanno già raggiunto prezzi altissimi.

Così, mentre a Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di una ‘giornata storica’, definendo la decisione di Donald Trump coraggiosa, ‘determinata e importante  per la  stabilità, la sicurezza  e la pace’, gli iraniani, ancora una volta vedono il loro futuro nelle mani di “altri”.

 

 


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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