Libano Zoom

In Libano la gente è migliore dei partiti

Di Jihad al-Khazen. Al-Hayat (30/01/2016). Traduzione e sintesi di Sofia Carola Sammartano.

La continua crisi politica libanese opprime la situazione economica. Anche se ci sono il ministro delle finanze Ali Hassan Khalil e quello dell’economia Alan Hakim, ogni ministro nel governo rappresenta il proprio partito invece del popolo che lo ha eletto. I cittadini libanesi stanno pagando il prezzo della recessione economica: tutti i negozi fino al Parlamento sono chiusi, ad eccezione di un ufficio vendite per il Middle East Airlines, e quelli aperti sono senza clienti. Ancora una volta, a rimanere impotente e a pagarne il prezzo è il cittadino libanese e non questo o quel ministro.

La situazione politica va dalla crisi alla stagnazione, il presidente non sarà eletto nei prossimi giorni o settimane. Secondo autorità libanesi competenti, il “generale” Aoun non si presenterà come Presidente e, se diventasse presidente, avrebbe novant’anni. Non dirò che la decisione della presidenza è nelle mani dell’Iran, ma questo è quello che appuro di volta in volta. Conosco il Libano così come conosco me stesso e credo che la tensione politica tra i leader di consumo, i partiti e le masse, non indica bipartizione. Non tutti i sunniti sostengono la coalizione “14 marzo”, non tutti gli sciiti sono soddisfatti di “Hezbollah” e del gruppo Nabih Berri, e neanche tutti i cristiani sono a favore di Michel Aoun e Samir Geagea.

Un collega mi ha detto di aver fiducia nella maggior parte dei leader politici libanesi che si trovano, in una forma o nell’altra, a perseverare nella guerra civile. Alcuni leader attuali non hanno partecipato a quella guerra devastante, e non hanno le mani sporche del sangue di persone innocenti. Che cos’è rimasto della verve economica, culturale e sociale in Libano espressa attraverso gli sforzi dei cittadini che non appartengono ai settori della divisione politica?

A volte, seguo le attività di libanesi curioso della situazione. Se trattassi il Libano come un osservatore straniero, direi che la situazione peggiora sempre di più, fino ad esplodere, tuttavia non sono l’ultimo arrivato dall’Europa o da altrove, ma un cittadino andato in Inghilterra in vacanza e ancora in attesa della possibilità di ritornare. Il problema della crisi politica libanese attuale, è che al cittadino non è stato lasciato nessun potere o “buco nel muro” da dove poter guardare la luce del mattino.

Ad ogni modo, posso dire che i libanesi non si sono arresi al loro destino, ma combattono costantemente, e avverto voi lettori che mi riferisco ai cittadini libanesi e non ai politici di turno. Non so che cosa dirà Hassan Nasrallah, probabilmente che la controversia non è con il popolo saudita, ma con il governo. Lui non conosce il Regno dell’Arabia Saudita e la sua gente, ma io conosco i sauditi del re Salman, principi, ministri, ambasciatori e persino il tassista dell’aeroporto, e dico che se si svolgessero le elezioni in Arabia Saudita domenica, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, vincerebbe Salman bin Abdulaziz, con la maggioranza assoluta nella prima sessione. I sauditi non riescono a radunarsi intorno al governo, ma adesso si sentono minacciati. Il mio suggerimento è che il signor Hassan Nasrallah dichiari che c’è disaccordo con alcuni dei governi arabi, perché, se lo facesse, sarebbe una stagione migliore.

Jihad al-Khazen è un leader editorialista libanese del quotidiano arabo Al-Hayat.

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Giusy Regina

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