Yemen Zoom

Il patrimonio dello Yemen lentamente ridotto in macerie

Di Abubakr Al-Shamahi. AlAraby AlJadeed (12/06/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Siamo ormai abituati ad assistere alla devastazione dello Yemen. Eppure, quando ad essere distrutti sono i luoghi che ricordi e che amavi o le strade in cui camminavi, è più difficile ingoiare la pillola.

Questa mattina mi sono svegliato con la notizia che una delle zone che più mi piaceva della splendida, unica città vecchia di Sana’a è stata bombardata dalla coalizione saudita. Al-Qassimi, quartiere storico patrimonio dell’UNESCO, si trova vicino alla Sayilah, una strada meravigliosamente progettata che funge da canale di scolo per le torrenziali piogge estive, evitando l’inondazione della città.

La fila di case, ognuna alta diversi piani e fatta di mattoni di fango, calce e gesso, si ergeva di fronte ad uno dei tanti giardini della città vecchia. Era uno scenario stupendo. Ora, in mezzo a quelle case, c’è una voragine, con un cumulo di macerie là dove hanno scavato alla ricerca di sopravvissuti. Quelle abitazioni di civili sono solo gli ultimi gioielli architettonici dello Yemen ad essere stati distrutti o danneggiati dalla guerra.

A Ta’iz, grande città nel centro del Paese posta alle pendici di una montagna, la vecchia cittadella di Al-Qahira giaceva orgogliosa su una collina. Ricordo gli anni in cui andavo a visitarla, mentre l’opera di ristrutturazione procedeva lentamente. Poi, finalmente, un’estate i lavori erano finiti. Dalla cittadella mio cugino mi indicò la moschea storica, che custodiva la tomba di un antenato.

Ora Ta’iz è una zona di guerra. Le forze Houthi e Saleh vedevano in Al-Qahira una posizione utile da cui bombardare gli oppositori. I sauditi hanno risposto con un attacco aereo e la cittadella è stata distrutta.

Anche altri pezzi del patrimonio dello Yemen sono a rischio, o completamente persi. La città di Aden, perla della costa meridionale che è sempre stata troppo calda per me, sangue yemenita del nord, è ora decimata – l’unica parola adatta.

I palazzi di case che fiancheggiavano le vie principali sono gusci vuoti, perché la popolazione è scappata. La parte vecchia, che sta nel cratere di un vulcano spento, è una città fantasma, mentre i pochi civili che sono rimasti rischiano la vita a causa delle malattie, dei proiettili e delle bombe.

Dar Al-Hajar, il palazzo sulla roccia che si trova in una valle appena fuori Sana’a, per poco la settimana scorsa non è stato colpito da un missile. Anche la Diga di Marib, ritenuta la prima costruzione al mondo di questo tipo, è stata danneggiata. Nemmeno i siti archeologici dell’antica civiltà sabea, portati alla luce di recente, hanno avuto scampo. Lo stesso tempio di Saba, uno dei simboli nazionali dello Yemen, è rimasto coinvolto nel fuoco incrociato durante i combattimenti nella zona.

La vita delle migliaia di persone uccise dalla guerra è certamente più importante. Ma io, come molti altri yemeniti, avverto un profondo senso di dolore per la distruzione del nostro patrimonio, di quei luoghi che vorremmo condividere col mondo.

I nostri antenati hanno impiegato centinaia, se non migliaia di anni per costruire le città nella sabbia e i palazzi sulle montagne. Ma per distruggere tutto basta un attimo.

Abubakr AlShamahi è un giornalista di Al-Araby Al-Jadeed.

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Cristina Gulfi

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