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Il mondo arabo ha bisogno di separare la religione dagli affari di Stato

Di Daoud Kuttab. Huffington Post Religion (20/11/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Nella lotta al flagello del fondamentalismo religioso, una delle strategie proposte da alcuni è quella di utilizzare la religione stessa per combatterlo. I sostenitori di questo approccio vanno da quelli che sostengono che Daesh (ISIS) e la sua ideologia, siano semplicemente costruiti su una comprensione distorta della religione, a quelli che sostengono che il modo migliore per combattere il fondamentalismo religioso sia promuovere la moderazione religiosa, per sconfiggere l’ideologia.

Entrambe le idee contengono però un problema.

Il fatto è che ogni testo religioso è facilmente suscettibile di interpretazione, il che significa che chiunque può trovare una o più parti di questo testo, per sostenere la sua posizione. È molto facile prendere un testo fuori dal contesto per sostenere un particolare punto di vista.

Yousef Rababaa, professore giordano presso l’Università del Philadelphia, sostiene con forza la sua opposizione contro la volontà di combattere il radicalismo religioso utilizzando proprio la religione.

Il potenziale di discriminazione basato sulla religione è evidenziato, ad esempio, dal caso della Giordania. In Giordania, ognuno è obbligato ad avere una religione dichiarata e tutte le questioni relative allo status personale vengono risolte dai tribunali religiosi, siano essi islamici o cristiani.

Cambiare la religione in Giordania, è una strada a senso unico, con i cristiani legalmente autorizzati a convertirsi all’Islam, ma non il contrario. Le donne cristiane sono autorizzate a sposare musulmani, senza la necessità di doversi convertire, ma i loro figli sono considerati musulmani e la moglie (e madre) cristiana non ha diritti di successione se rimane cristiana. Ancora, gli uomini cristiani non possono mantenere la loro religione, se sposano una donna musulmana.

Non ci sono matrimoni secolari o civili in Giordania e proprio la radicalizzazione religiosa e la discriminazione dei cittadini, ha portato Muhanad Azzeh, un parlamentare giordano, a suggerire un emendamento costituzionale.

Il monarca del regno hascemita di Giordania è discendente diretto del Profeta Muhammad. Non vi è però alcuna contraddizione tra ciò e la necessità della Giordania di scrollarsi di dosso il suo attaccamento a concetti come quello della “religione di Stato”. Le nazioni moderne devono separare le questioni religiose, che sono sacre, non negoziabili e personali, da quelle di Stato, che sono negoziabili e si applicano a tutti i cittadini.

I problemi nella regione araba hanno molto a che fare con il fatto che l’Islam abbia avuto origine nella penisola araba e che il Corano sia scritto in arabo, mentre oggi i Paesi musulmani a maggioranza non araba sono molti. I Paesi arabi sono così presi dalla necessità di difendere in qualche modo i principi dell’Islam, insistendo su una religione di Stato e sull’inserimento della religione nella vita di tutti i cittadini. Un modo molto più sano, democratico e progressista di agire, sarebbe quello di separare la religione dagli affari dello stato, senza in alcun modo ridurre la sua importanza.

La fede è un rapporto tra l’uomo e Dio. Si tratta di un rapporto molto privato che dovrebbe essere tenuto sacro e protetto. È giunto il momento di dare un nuovo look al ruolo della religione nel governo degli Stati. Se ciò avverrà, sarà un grande passo avanti per l’intero mondo arabo.

Daoud Kuttab è un giornalista palestinese.

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Roberta Papaleo

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