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Il Maghreb, alleato non NATO

Di Mohamed al-Ashab. Al-Hayat (24/05/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Maghreb AraboDi recente il presidente americano Barack Obama si è espresso nei confronti della Tunisia in termini di alleato non NATO, per assicurare stabilità al Paese dinanzi alle minacce terroristiche e di sicurezza. E sembra pocedere nella stessa direzione con gli altri Stati maghrebini, mediante operazioni condivise in Marocco, avviando un dialogo politico e militare in Algeria, e inseguendo progetti in Libia e nel Sahel.

L’esperienza americana nel Maghreb è stata in un certo senso incoraggiata dagli avvenimenti storici di tali Paesi, soprattutto in seguito al crollo della Guerra Fredda che ha guidato un’influenza politica, militare ed economica, intralciata dal prestigio esercitato da Paesi quali la Francia, la Spagna e l’Italia. Questi ultimi continuano a preservare il loro centro di influenza a sfondo culturale e storico.

Dinanzi alla strategia americana, ci si chiede quali siano i vantaggi di una tale alleanza per Paesi vittime di indifferenza e lontananza. L’obiettivo è quello di trasformare questo legame in un coordinamento globale tra le capitali interessate, evitando però che l’iniziativa americana possa privilegiare gli interessi di uno Stato più grande a scapito di un altro.

Allontanare quindi la politica degli assi, diffusa a lungo nella regione e che aveva creato divergenze tra europei e americani, e procedere verso la costruzione di un’identità maghrebina, affinché si combatta insieme il nemico comune, nella veste di terrorismo, assenza di stabilità o impedimento allo sviluppo e al processo democratico.

Importante allora è preservare il senso di apertura, fratellanza e solidarietà nell’ottica di purificazione e riparazione di antiche fratture. Istituire equilibri che mirino ad un medesimo risultato, malgrado le aspirazioni di europei e americani che da tempo si sono distinti nella rottura degli equilibri esistenti.

Il villaggio globale in cui viviamo ha permesso la convivenza tra razza, sesso, colore e credenza, o meglio di paesi e popoli con uno stesso credo, una stessa dottrina, storia, cultura, società o destino. E vediamo i tunisini alla ricerca di strumenti di difesa contro pericoli imminenti, provenienti ad esempio dal vicino libico; gli algerini nella costruzione di stabilità e continuità secondo un metodo preciso e in ultimo i marocchini nel tentativo di difesa dell’unità, della stabilità e del progresso del Paese. In tutti questi equilibri manca però la convivenza di un unico racconto.

Dunque se risulta difficile disperdere le differenze, il minimo che si possa fare è concentrare tutti gli sforzi di difesa e sicurezza verso un’unica direzione.

Mohamed al-Ashab è giornalista e analista politico marocchino.

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Roberta Papaleo

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