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Il commercio per la pace: interrompere il ciclo neocoloniale

Di Onat Kibaroglu e Karim Ibrahim. Your Middle East (19/11/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Nell’aprile del 2015, l’Egitto ha cancellato unilateralmente un Accordo di Libero Scambio con la Turchia, riguardante il trasporto via terra e via mare, firmato nel 2012. L’accordo era stato istituito per bypassare la principale rotta commerciale siriana verso l’Arabia Saudita, bloccata a causa della guerra civile. Le relazioni tra i due paesi sono diventate tese nel momento in cui il golpe militare ha rovesciato il primo presidente egiziano democraticamente eletto, Mohamed Morsi, nel 2013. Il presidente turco Erdogan ha descritto ripetutamente il nuovo leader egiziano come “tiranno” e “illegittimo.”

L’Egitto e la Turchia, in quanto ponte tra il continente africano e quello asiatico il primo e crocevia tra l’Europa e l’Asia il secondo, hanno il potenziale per essere attori significativi nell’economia globale. Inoltre, i due paesi vantano le più numerose popolazioni del Medio Oriente e le loro relazioni bilaterali attraversano i secoli. Tuttavia, i loro legami economici sono deboli, limitati a solo 4,1 miliardi di dollari di commercio bilaterale. Il 65% del commercio della Turchia è condotto con paesi non mediorientali. L’Egitto ha un valore simile, con il 56%. È chiaro che invece di quelli immediatamente vicini, paesi come Germania, Francia e Gran Bretagna sono i principali partner commerciali di entrambi i paesi. È interessante, visto che secondo molte teorie economiche qualsiasi paese conduce la maggior parte dei sui scambi commerciali con i suoi vicini e il volume del commercio tra due regioni è proporzionato alla loro distanza.

A che livello questo inusuale modello economico è rappresentativo della regione MENA? Secondo i dati della World Trade Bank (WTB), il commercio intra-regionale in Medio Oriente è il più basso del mondo e rappresenta solo il 10%. Le nazioni asiatiche, al contrario, conducono circa il 55% del loro commercio all’interno del loro continente. Dal momento che un commercio sostenibile richiede stabilità politica, le interminabili guerre e i conflitti che ingolfano il Medio Oriente e il Nord Africa intaccano ogni speranza di un blocco commerciale regionale. L’OPEC, la maggiore entità commerciale collettiva della regione, agisce più come una lobby politica che come stimolo reale al commercio transfrontaliero. Va notato anche che i prodotti d’esportazione della maggior parte dei paesi mediorientali sono prevalentemente olio o gas naturale. Manca la necessaria diversificazione economica. Per vendere al mondo e tra i paesi della regione.

La dipendenza economica dei paesi MENA dai loro partner economici commerciali mette in luce le attuali relazioni neocoloniali. L’ordine post-ottomano scolpito dalla Gran Bretagna e dalla Francia dopo la Prima Guerra Mondiale sembra rimanere con forza in vigore nonostante tutti paesi indipendenti fondati nella regione durante il XX secolo. Ma è questo il destino di tutte le regioni del mondo che sono state colonizzate in passato? L’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico, fondata nel 1967 con l’obiettivo di promuovere il commercio in una regione devastata dalla guerra e che ha a lungo sofferto a causa del colonialismo, è un esempio da manuale di come un blocco commerciale possa sostenere la pace regionale e lo sviluppo economico. L’unione ha permesso loro di interrompere il ciclo neocoloniale. Oggi, otto dei dieci principali partner commerciali dell’ASEAN sono asiatici e costituiscono circa il 75% del volume totale degli scambi commerciali.

L’incapacità di due delle principali potenze del Medio Oriente, l’Egitto e la Turchia, di cooperare illustra bene il perpetuo declino regionale. È interessante chiedersi se così tante tensioni sarebbero rimaste irrisolte nel caso in cui ci fosse stato uno sforzo collettivo nel formare una piattaforma economica come l’ASEAN. Un blocco regionale che sostenga il dialogo può sembrare irraggiungibile oggi, tuttavia la cooperazione nel sud-est asiatico nel 1960 non era un’impresa semplice.

Onat è laureato in Business Administration alla Koç University a Istanbul. Ha anche studiato a Sciences Po a Parigi. Karim è uno studente di Politiche Economiche Internazionali a Sciences Po, Parigi.

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