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Homs, il martire della Siria

Di Michel Kilo. Asharq al-Awsat (12/05/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Ora che le forze del governo siriano sono entrate a Homs, culla della rivoluzione siriana e modello di giustizia e libertà, è necessario fare qualche osservazione.

Negli ultimi tre anni e mezzo, la popolazione di Homs ha fatto tutto quanto in suo potere, senza risparmio di forze, per il bene di tutti i siriani e per la lotta per la libertà. A dispetto delle perdite e della sofferenza inflitte alla sua popolazione nell’assedio durato due anni, Homs non ha mai esitato nel condividere il peso della rivoluzione.

Molti diranno che il regime è riuscito a schiacciare i ribelli di Homs. Di certo, il governo siriano ha provato a lungo ad entrare nella città, rimasta invece salda e portando il regime di Damasco alla disperazione. Non c’è da sorprendersi se il governo di Bashar al-Assad considera Homs la sua principale – e per un po’, l’unica – fonte di pericolo, assediandola prima di qualsiasi altra città, lanciando tonnellate di esplosivi e svuotandola dei suoi abitanti. Mentre il numero di combattenti ribelli è pian piano diminuito, i residenti di Homs non hanno mai esitato nel mostrare il loro eroismo leggendario.

D’altro canto, le ragioni che hanno spinto i ribelli a ritirarsi da Homs sono varie, tra cui le interferenze a livello regionale e internazionale, nonché le divisioni interne alla stessa opposizione e la sua incapacità di proteggere la rivoluzione dai trucchi del regime. Senza poi menzionare l’assenza di un esercito nazionale unito, la partecipazione di combattenti stranieri e l’apatia dell’intellighenzia siriana, che si è astenuta dal riempire il vuoto lasciato dalle posizioni partigiane dell’opposizione.

Il ruolo che l’opposizione ha giocato nella caduta di Homs è significativo: ha rappresentato l’altra faccia del regime siriano. Se vogliono davvero mantenere il territorio, i ribelli devono imparare la lezione da quanto appena successo ad Homs costruendo basi militari efficienti e strutture politiche solide per poter vincere la battaglia. La ragione per cui la vittoria non è stata ancora raggiunta è il fatto che l’opposizione ha intrapreso battaglie al suo interno.

Cosa succederà dopo Homs? I ribelli riusciranno a vincere grazie alle giuste politiche e attraverso l’unità nazionale? Oppure verranno sconfitti a causa del caos, delle divisioni politiche e militari e l’assenza di una capacità di prendere decisioni?

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Roberta Papaleo

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