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Giovani yemeniti in rottura con le tradizioni

Di Ali Salem. Al-Hayat (07/04/2014). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

Nel ricco quartiere di Hadda, a Sana’a, in cui risiedono grandi leader politici e militari, si trova la sede della Basement Cultural Foundation. È la direttrice esecutiva, Shayma, 24 anni, a guidarci alla scoperta del loro seminterrato, il “basement”, per l’appunto: un mondo pulsante di musica, film e dipinti.

La fondazione, lontana da qualsiasi orientamento politico precostituito e in rottura con le tradizioni tribali islamiche, vuole creare le possibilità per un cambiamento reale attuando una rivoluzione “dolce”, basata sulla formazione e sulla crescita spontanea dell’individuo.

Gran parte dei suoi membri sono studenti universitari che hanno sostenuto la rivoluzione giovanile, tuttavia senza farsi trascinare dall’irrazionalità e senza prendere parte a dimostrazioni violente in cui centinaia di manifestanti hanno perso la vita. Mentre per le strade della capitale yemenita riecheggiavano slogan di odio, nel seminterrato risuonavano gli strumenti di giovani che volevano distruggere le barriere con la loro musica, certi che il cambiamento derivasse dal singolo.

La Basement Cultural Foundation, costituisce un modello esemplare di lavoro volontario, che fonda  le sue attività sui valori della libertà e del lavoro, con trasparenza e senza influenze esterne di tipo ideologico e politico.

Il percorso della fondazione ha incontrato anche diversi ostacoli, come la chiusura della sua sede per l’accusa di promiscuità, considerata reato in alcune realtà in seguito all’infiltrazione di gruppi islamici radicali nelle istituzioni pubbliche e nei media che hanno alimentato una cultura conservatrice e religiosa.

Grazie alle attività di Basement, piazza Bab el-Yemen, che per decenni è stato il luogo delle manifestazioni del potere, dallo scorso febbraio si è trasformato in uno spazio per nuove arti, come la break dance,  con la campagna “L’arte è figlia della libertà”, alla quale hanno preso parte circa cinquanta artisti che hanno dato testimonianza delle loro esperienze di censura, presente non solo in seno alle istituzioni statali, ma anche in alcuni organizzazioni culturali della società civile che ricevono ingenti capitali da investire in progetti di premi annuali.

I giovani di Basement propongono programmi culturali innovativi: il sabato è dedicato alle proiezioni cinematografiche, mentre il giovedì prevede dibattiti e tavole rotonde, inframmezzati da intervalli musicali e affiancati da mostre d’arte o di fotografia.

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Roberta Papaleo

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