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Giornale turco Today’s Zaman: “siamo seriamente preoccupati”

Il 4 marzo 2016 le forze di polizia turche sono entrate negli uffici del quotidiano turco Zaman davanti alla cui sede i manifestanti protestavano per la decisione del tribunale di porre sotto amministrazione controllata il gruppo cui fa capo il giornale. Di seguito riportiamo la dichiarazione del giornale Today’s Zaman in seguito a quanto accaduto. 

Today’s Zaman (04/03/2016). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

Stiamo attraversando i giorni più bui e più pessimisti in termini di libertà di stampa, importante punto di riferimento per la democrazia e lo Stato di diritto. Gli intellettuali, gli uomini d’affari, le celebrità, le organizzazioni della società civile, le organizzazioni dei media e giornalisti vengono messi a tacere con minacce e ricatti.

Siamo entrati nell’ultima fase, in termini di pressione su coloro che rimangono persistentemente indipendenti nelle loro pubblicazioni. I giornalisti ormai vanno nei tribunali, non le loro redazioni. Una parte significativa dei giornalisti che sono stati arrestati e hanno affrontato dure cause sono ancora in carcere.

Il caporedattore  del giornale Cumhuriyet Can Dundar e il suo rappresentante ad Ankara Erdem Gül sono le ultime vittime di questa campagna. Sono stati rilasciati in seguito ad una sentenza della Corte Costituzionale dopo essere rimasti in custodia per tre mesi. Eppure, ci sono avvenimenti che fanno temere il peggio. I tribunali sono stati colpiti cal fuoco pesante in seguito alle dichiarazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan che ha affermato di non rispettare la decisione presa dai tribunali e non di obbedire a quanto deciso. “Saranno arrestati di nuovo,” le lobby filo-governative stanno ripetendo a pappagallo.

Due canali TV dalle estremità opposte dello spettro politico, Bengütürk TV e IMC TV, sono state recentemente rimosse dal satellite di comunicazione statale Türksat. La stessa pratica è stata in precedenza utilizzata per reindirizzare i canali TV dal Broadcasting Group Samanyolu al Gruppo İpek Media. Decine di canali televisivi sono così stati effettivamente messi a tacere.

Un altro metodo per mettere a tacere i media è di nominare amministratori a capo delle aziende dei media. Nella corsa alle elezioni parlamentari del 7 giugno 2015, due custodi del governo sono stati nominati nei consigli di amministrazione di Bugün TV e Kanaltürk, che costituivano due dei pochi media indipendenti in Turchia. Gli amministratori hanno fatto in modo che i due giornali e i due canali televisivi fallissero.

Tuttavia, tutte le leggi nazionali, tra cui la Costituzione della Repubblica Turca e gli accordi internazionali garantiscono la libertà di stampa e, con essa, il diritto di accesso alle informazioni. L’articolo 26 della Costituzione tutela la libertà di espressione e di pensiero, e gli articoli 28 e 30 sostengono la libertà di stampa; entrambi lo fanno in modo molto chiaro. “Una casa editrice e le aziende a lei collegate, debitamente definite dal diritto come imprese editoriali e le apparecchiature di stampa non possono essere sequestrate, confiscate o bloccate per il fatto di essere state utilizzate in un crimine”, si legge l’articolo 30, che garantisce inoltre la libertà di impresa e di investimento. L’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è vincolante per itribunali turchi.

Il giornale della Turchia con la più alta diffusione, Zaman, e la sua pubblicazione sorella Today’s Zaman sono sotto pressione da più di due anni, pressione che ha assunto la forma di divieti di accreditamento, ispezioni fiscali e minacce per i suoi lettori. Siamo profondamente preoccupati per tutti questi sviluppi che minano i meccanismi democratici della Turchia. Crediamo che l’unico modo per uscire da questa atmosfera da incubo è quello di tornare alla democrazia e allo Stato di diritto. Pubblichiamo le nostre preoccupazioni per informare la nazione turca, gli intellettuali che credono nella democrazia e il mondo intero.

Silvia Di Cesare

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