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Gaza: ritratto delle Brigate Ezzedine al-Qassam

di Jodi Rudoren (International Herald Tribune 19/11/2012). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Sin da piccolo, Ali al-Manama sognava di unirsi alle Brigate Ezzedine al-Qassam, l’ala militare di Hamas. Il suo coinvolgimento è cresciuto quando suo padre, combattente per le brigate, venne ucciso da un drone israeliano nel 2001 mentre esplodeva colpi di mortaio lungo il confine. Ali aveva solo 15 anni quando si è unito alle Ezzedine al-Qassam, e a 23 era già comandante a Gaza nel quartiere del campo rifugiati di Maghazi. Venerdì scorso, al funerale di un combattente, Ali si è chinato su quel corpo senza vita dicendo: “Ti raggiungerò presto, se Dio vuole”. Il suo desiderio di combattere e morire da martire – con l’onore che ne avrebbe ricevuto nella comunità – si è avverato sabato mattina alle 07:30. Era al cellulare, non stava combattendo: forse l’intelligence israeliana ha usato il segnale del suo telefono per identificare la sua posizione.

Molto organizzate e sempre più professionali, tuttavia dal carattere ancora segreto e di culto, le brigate Ezzedine al-Qassam – almeno 15 mila uomini – sono il tentativo di Hamas di bilanciarsi tra l’essere un movimento di resistenza e ricoprire un ruolo governativo dal 2007. Israele definisce le Ezzedine al-Qassam e Hamas “inestricabili” le une dall’altro, e incolpa questo binomio per il “crescente numero di vittime tra i civili”. Gran parte dei combattenti Qassam svolgono lavori normali – funzionari di polizia, professori universitari, impiegati al ministero – e i genitori di Ali Manama descrivono la vita del figlio dicendo che tornava a casa a dormire, perfino quando la scorsa settimana la guerra iniziava ad allargare le sue maglie, espandendosi.

Anche l’arsenale delle Ezzedine al-Qassam è in espansione, con finanziamenti che giungono da Paesi come Iran, Sudan e Siria. Proprio a un siriano ucciso mentre combatteva l’occupazione britannica (1935) dell’allora Palestina, si deve il nome di queste brigate. Il loro primo intervento si ebbe il 1 gennaio 1992, quando uccisero un rabbino nell’ex-campo di Kfar Darom, non lontano da Maghazi. In vent’anni le brigate sono divenute la fazione più grande e forte di Gaza, attirandone la popolazione. Lo striscione di benvenuto al campo Maghazi è firmato proprio dalle Ezzedine al-Qassam. Le moschee sono decorate con slogan delle brigate e foto dei loro combattenti caduti: più di 800. Chi conosce membri attivi delle brigate, li usa come condotti verso le autorità di Hamas, per velocizzare l’attraversamento del passaggio di Rafah o sbrigare noie con la polizia.

“Non è un segreto che le Ezzedine al-Qassam abbiano l’ultima parola a Gaza,” dice Adnan Abu Amr, che insegna all’università Umah della città. “Chi conosce un comandante delle brigate Ezzedine al-Qassam, si considera possessore di un passaporto diplomatico: ha un lascia-passare che apre tutte le porte”.

Claudia Avolio

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