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Gaudí a Tangeri: la storia della Missione Cattolica Francescana

Lerchundi
Padre Lerchundi

José María Lerchundi, sacerdote e missionario francescano, arrivò a Tangeri nel 1862 per incorporarsi alla Missione Cattolica del Marocco della quale fu prefetto apostolico dal 1877 alla sua morte nel 1896. Giunse a una profonda conoscenza della lingua araba, per cui fu interprete ufficiale negli scambi diplomatici tra i re di Spagna e il re marocchino Hassan I, come pure tra re Hassan I e Papa Leone XIII. A Tangeri si occupò della costruzione e del restauro di numerose chiese, scuole e case di missionari e fu anche ispirazione per il Santuario di Nuestra Señora de Regla (Chipiona, Cadice), un centro di formazione di missionari francescani destinati alla Terra Santa e al Marocco, inaugurato nel 1882. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 dell’ottocento, voleva ampliare ulteriormente la Missione con un complesso polivalente che avrebbe incluso una chiesa, un convento, un ospedale e una o diverse scuole, unito a varie dipendenze dedicate alle molteplici attività affidate alla missione.

Il progetto trovò un grande sostegno nella figura dell’imprenditore Claudio López Bru, secondo marchese di Comillas, proprietario di diverse attività come il Tabacos de Filipinas e la Compañía Trasatlántica, un’importante nave con contratti ufficiali per il traffico marittimo tra Spagna e Marocco. Grande filantropo, il marchese di Comillas promise il finanziamento economico necessario per la realizzazione del complesso francescano.

López Bru era il figlio di Antonio López y López, per il quale Gaudí aveva realizzato El Capricho di Comillas. Fu quindi a Gaudí che fu richiesto di essere a capo del progetto. L’incarico si formalizzò attraverso l’associazione delle Signore dell’Immacolata Concezione (Damas de la Inmaculada Concepción), presieduta da María Luisa Andrés Fernández-Gayón y Barrié, moglie del marchese di Comillas e colei che si occupò dell’amministrazione e della contabilità della missione tangerina.

Fu dunque così che Gaudí partì alla scoperta di Tangeri.

Le date del viaggio non sono però documentate attendibilmente: secondo Joseph Maria de Dalmases, nipote del fondatore della Sagrada Familia (in una scrittura del 1927), Gaudí fu a Tangeri nel 1887, per visitare l’Esposizione Navale celebrata in quell’anno a Cadice, il cui padiglione della Compañia Transatlántica fu poi trasferito a Barcellona per l’Esposizione Universale del 1888, progetto di cui si occupò lo stesso Gaudí. Se anche tale viaggio si fu realizzato, è poco probabile che sia stato per la Missione, il cui progetto fu affidato a Gaudí solo nel 1891. Il giapponese Tokutoshi Torï, saggista gaudiniano, suppone che il viaggio sia stato compiuto nel 1891 per ispezionare il terreno prima di iniziare i lavori; ma secondo una corrispondenza tra padre Lerchundi e un altro francescano della Missione, il fratello Alcayne, il terreno per il nuovo progetto fu acquistato nel 1895, un appezzamento nella zona del suq in cui, nel 1913, si costituì una scuola; il viaggio di Gaudí quindi non poteva essere stato per l’ispezione di un terreno di cui non si disponeva. Secondo alcuni dati riportati da Joan Bassegoda, nella contabilità dell’associazione delle Damas de la Inmaculada Concepción, figurano paghe a Gaudí effettuate a Malaga (200 pesetas), a Tangeri (1.200 pesetas) e a Barcellona come onorario per la totalità del progetto (10.000 pesetas), ma senza una data specificata con esattezza, poiché rientra nella contabilità inserita tra gli anni 1888 e 1895. Inoltre, in una lettera del 10 dicembre 1891, padre Francisco María Cervera, successore di Lerchundi, scriveva allo stesso padre Lerchundi: “all’inizio dell’anno che viene Gaudí arriverà lì, poiché il marchese di Comillas gli ha indicato che le opere possono essere inaugurate”.

È tanto probabile quindi che il viaggio si sia realizzato nel 1892, quanto può esserlo stato posteriormente.

Anche sulle cause della mancata realizzazione del progetto sussistono diversi dubbi.

L’impresa fu approvata dalla Congregazione Capitolare di Tangeri il 17 ottobre 1893, ma rimase pendente l’approvazione della Santa Sede, per delle riserve formulate per la “grandezza e sontuosità” del progetto, non affini all’austerità propria dell’ordine francescano. La causa più probabile fu l’agitata situazione politica del Marocco: nel 1893 ci fu un’insurrezione a Melilla (Guerra di Margallo) contro la fortificazione delle Cabilas, che terminò con un accordo tra Spagna e Marocco firmato il 5 marzo del 1894. Tale agitazione politica portò a una crisi economica che causò qualche ammaccatura negli affari del marchese di Comillas, tanto che il Tabacos de Filipinas e la Compañia Transatlántica furono sul punto del tracollo.

Gaudí lamentò profondamente la mancata realizzazione del complesso architettonico, conservandone sempre fiero la bozza nel laboratorio della Sagrada Familia. L’originale però fu bruciato nel 1936, all’inizio della Guerra Civile spagnola, con altri documenti di Gaudí.

Il progetto consisteva in un complesso composto da chiesa, convento, ospedale e scuola, ubicato in un recinto di 120 metri di diametro alto 24 metri al perimetro e 80 metri al livello della torre centrale. Gaudí concepì una struttura fortificata, come una fortezza di quelle che si era soliti costruire nelle colonie spagnole d’Africa, con mura alte e torri prominenti. Il complesso aveva una base quadrilobata, in forma di cinque croci potenziate, simbolo dei missionari francescani in Marocco, con archi a catena e torri dal profilo parabolico, con finestre iperboloidi. All’interno, la struttura sarebbe composta, nella maggioranza degli edifici, di un seminterrato, piano terra, tre piani e soffitta con camera. Avrebbe ottenuto un insieme di 17 torri alle quali, come abitualmente nell’architettura gaudiniana, l’autore assegnava un simbolismo religioso: la torre centrale, la più alta, sarebbe stata dedicata a Gesù, circondata da 4 torri dedicate agli evangelisti e 12 agli apostoli.

Secondo Tokutoshi Torii, la planimetria del complesso è basata sul numero 12: il diametro di 120 metri (12×10), l’altezza di ogni piano di 6 (12/2), il muro esterno 24 (12×2) e la pianta della chiesa 36 (12×3). Simbolicamente, il 12 rappresenta la Nuova Gerusalemme o il Regno di Dio, descritto da San Giovanni nell’Apocalisse.

Sebbene non realizzato, questo progetto influenzò l’opera della Sagrada Familia, specialmente nel disegno delle torri dal profilo parabolico. Allo stesso modo, la chiesa a pianta quadrata coperta di cupole paraboliche sarà la chiesa della Colonia Güell, la cripta con le colonne e le volte sferiche le incontriamo nella colonnata dorica del Parque Güell, i corridoi formati da una successione di archi a catena appaiono nel Colegio de las Teresianas e nella soffitta di Casa Milà.

 

Emanuela Barbieri


Emanuela Barbieri

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