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Fratellanza al bando: fine della rivoluzione?

Rivoluzione EgittoDi Mark LeVine. Al-Jazeera (26/09/2013). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

La messa al bando dei Fratelli Musulmani potrebbe avere senso da un punto di vista storico, ma oggi la logica sottostante questo divieto è molto più difficile da capire. A prescindere dalla propria posizione rispetto alla destituzione di Morsi, è difficile non essere d’accordo su quanto scritto da Carrie Wickham su The Guardian,  ossia “il tallone d’Achille della Fratellanza non è stato  abbracciare l’estremismo ideologico, ma una riluttanza ad accettare le altre forze sociali e politiche come eguali e ad avviare le misure di fiducia necessarie a guadagnare la loro buona volontà e fiducia”.

Questa sua incapacità di lavorare con gli altri gruppi per il bene comune è una forma altrettanto pericolosa di estremismo, proprio come il conservatorismo religioso. Questo estremismo, tuttavia, infetta tutti coloro che sono assetati di potere, e in Egitto tra questi ci sono i militari. Di fatto, sospendere la totalità delle operazioni della Fratellanza, tra cui la sua vasta rete di assistenza sociale, ancora di salvezza per milioni di egiziani per molti decenni, è un atto di estremismo da parte dello Stato profondo egiziano che potrebbe anche ritorcerglisi contro.

Colmare il vuoto

Chi esattamente si prenderà in carico la fornitura di servizi e istruzione prima dispensati dalla Fratellanza? Il governo egiziano? Non è probabile, dal momento che non ha soldi, volontà o infrastrutture per poterlo fare. Allo stesso modo, nessun altro gruppo sociale o movimento ha le basi istituzionali e professionali per sostituirsi ai Fratelli Musulmani in quest’ambito. Quindi, il rischio è che se questo divieto non è semplicemente una mossa per spaventare la Fratellanza o ottenere accesso a tutti i suoi dati, allora queste persone saranno a lungo privati di molti servizi.

D’altro canto, questo divieto è sproporzionato rispetto agli eventuali reati per cui i responsabili del movimento, già in carcere, potrebbero essere condannati. L’impressione è che lo Stato profondo stia cercando di schiacciare l’unico movimento che è riuscito ad esercitare un potere reale contro di esso. Tutto ciò smorza qualsiasi movimento verso la democrazia.

Accettare l’impiallacciatura degli anni di Mubarak

Si potrebbe sostenere che questo è in realtà il fine ultimo di tutto il processo a cui abbiamo assistito:  indebolire la convinzione del popolo nella possibilità di una vera transizione democratica, fargli perdere fiducia nella politica e rinunciare a ciò che resta degli ideali rivoluzionari. Ritornare, insomma, al sistema corrotto, autoritario e diseguale degli ultimi anni di Mubarak, ricoprirlo con l’impiallacciatura a buon mercato di un sistema elettorale semi-democratico.

Il fatto che la messa al bando rappresenti una misura tipica dei mesi precedenti la rivoluzione, non deve suggerire che questa repressione possa favorire un ritorno della Fratellanza al potere sociale e/o politico. Infatti, nel futuro prossimo, potrebbe anche relegarla ai margini della vita politica e sociale. Tuttavia, il muro della paura è ormai crollato quindi le stesse persone motivate da Tamarrod a “ribellarsi” contro la Fratellanza torneranno in piazza una volta che il nuovo sistema si rivela essere il vecchio sistema, o il suo cugino.

La crescente consapevolezza politica della periferia

Lo Stato profondo ha conquistato una grande vittoria con la destituzione di Morsi e il potenziale smantellamento della Fratellanza, ma alla fine, tale azione potrebbe finire per aiutare altre forze sociali che non possono, così facilmente, essere calpestate o deviate la prossima volta che scendono in piazza.

In realtà è più probabile che la rivoluzione egiziana non sia finita. Possiamo solo sperare che sfugga alla violenza di massa che ha condannato molte rivoluzioni prima di essa.

 

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Ilaria Antoniello

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