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Egitto: Movimento 6 aprile messo al bando

Di Amina Khairy. Al-Hayat (05/05/2014). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

Chi poteva alimentare i sogni e risvegliare le speranze di un popolo senza fiducia nel presente e nel futuro se non giovani nel fiore degli anni, che con la loro voce potente hanno rifiutato le proibizioni e sfidato le imposizioni? Il “Movimento 6 aprile” ha scosso un popolo egiziano inerte, che cercava di accettare la propria condizione talvolta giustificando l’oppressore, talvolta affidandosi alla volontà divina.

Il Movimento è nato in solidarietà con lo sciopero operaio del 6 aprile 2008, trasformatosi, poi, in sciopero generale grazie al primo grande passaparola attraverso il web che invitava all’agitazione popolare. Nel 2011, tra sentimenti di gioia e grande attesa, è arrivata la rivoluzione, che nell’arco di tre anni di caos e lotta tra i potenti si è, però, trasformata in una maledizione per gli egiziani. Lo scorso giugno, il Movimento ha partecipato anche all’ondata di manifestazioni che hanno portato alla destituzione di Mohammed Morsi, che da “candidato della rivoluzione” si è rivelato il “traditore della rivoluzione”.

Definito da Sobhi Saleh, esponente di spicco dei Fratelli Musulmani, come “un’entità illegale”, il Movimento 6 aprile, accusato ora di tradimento e collusione con forze straniere ai danni dell’Egitto, si è visto trasformarsi da movimento giovanile che liberava gli egiziani dalla sofferenza di decenni, in associazione che ha venduto e tradito la patria per interessi personali. L’esplosione di divisioni interne e le accuse che le diverse ali si sono scagliate tramite gli schermi televisivi non hanno fatto altro che alimentare il malcontento del popolo nei confronti del movimento, additato come traditore, segnandone il declino. Tuttavia, c’è ancora chi ritiene che il Movimento 6 aprile sia pulito e che sia stato semplicemente travolto da situazioni avverse.

La marcia di protesta contro la legge sulle manifestazioni alla quale il Movimento ha preso parte qualche giorno fa, gli è valsa l’iscrizione in una lista nera ed è culminata nell’emissione di una sentenza giudiziaria che ne impone la messa al bando e la confisca del quartier generale, con l’accusa di diffamazione ai danni dell’Egitto e di coinvolgimento in attività di spionaggio.

Non sono mancati commenti sarcastici in linea con lo spirito giovane del Movimento: c’è chi ha affermato ironicamente che in realtà non esiste alcun quartier generale, e chi ha proposto di istituire il Movimento  “5 aprile” o 7 aprile” in alternativa al “6” vietato.

Il principale problema del Movimento, che lo scorso mese ha celebrato il sesto anniversario della sua fondazione, rimane in ogni caso la gestione ottimale dei molteplici gruppi nati al suo interno, che con i continui contrasti non fanno che generare scetticismo e sfiducia.

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Roberta Papaleo

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