Politica Zoom

Egitto: in ricordo di Ahmed Bassiouny

di Sara Elkamel (Ahram – 30/01/2012) Traduzione di Claudia Avolio

L’artista Ahmed Bassiouny è tra le centinaia di persone rimaste uccise in Egitto nel corso dei primi ayyam el-thawra (Giorni della rivolta) nel gennaio 2011. A un anno di distanza il suo invito a protestare risuona nelle menti di chi l’ha amato e per i quali ha sacrificato la propria vita affinché almeno loro ne avessero una migliore. “Mio caro Bassiouny… mi manchi davvero molto. Che tu possa restarmi vicino ogni anno e dentro me ad ogni respiro che si leva dal mio corpo, accompagnando la mia voce piena di vita. Un intero anno è trascorso! Come fosse un giorno solo…”: il 28 gennaio, anniversario della morte di Bassiouny, l’artista Shady El-Noshokaty ha ricordato così l’amico su Facebook. Ahmed Bassiouny aveva 34 anni, era padre di due figli, Adam di sei anni, e Salma di uno. Era professore alla facoltà di Educazione artistica presso l’università di Helwan. Si trovava a piazza Tahrir quando è stato ucciso, tra spari assordanti e canti che riempivano il cielo notturno con richieste di libertà. Si è lasciato alle spalle la comunità di giovani artisti di cui faceva parte, che ancora oggi onorano la sua memoria perseguendo la propria arte rivoluzionaria. Come centinaia di altri giovani egiziani che hanno perso la vita nella battaglia per la libertà, Bassiouny ha lottato a piazza Tahrir fino al suo ultimo respiro.

“Era sempre in prima linea, pieno d’energia… fino all’ultimo istante [in cui l’ho visto], il 25 gennaio. E non aveva paura,” così lo descrive l’amico Mohamed ‘Abdel Kareem in un breve documentario di istantanee sulla sua vita d’artista. Ahmed Bassiouny era adorato dai suoi colleghi, e oltre alla malinconia, alla nostalgia per la sua scomparsa, li ha lasciati pregni d’arte. Nel corso dell’anno passato è stato una icona per l’arte contemporanea in Egitto. La sua foto è stata appesa nell’ambito di innumerevoli mostre tenute ovunque al Cairo, e gli sono stati resi altrettanti numerosi onori. In un certo senso la giovane arte del 2011 è stato un tributo proprio a Bassiouny. E’ divenuto martire degli artisti. Molti di loro, giovani e non, si sono uniti alle proteste davvero presto. Soffocati da anni di restrizioni alla libertà d’espressione, la loro creatività ostacolata dalla censura e da dure condizioni di vita, erano più che pronti a cantare a pieni polmoni per una liberazione. Sono rimasti a piazza Tahrir e hanno rischiato tutto. L’hanno fatto per la libertà, e l’hanno fatto per l’arte. Rappresentanti di una generazione dedita anima e corpo all’arte senza inibizioni di sorta, la morte di Bassiouny ne ha temprato lo spirito combattivo.

I suoi amici dicono scherzando che Bassiouny era “fastidiosamente persistente”: non avrebbe mai cominciato un discorso senza concluderlo. Aveva per forza bisogno di percorrere il filo dei suoi pensieri fino alla fine. All’inizio della rivoluzione ha deciso di unirsi alla protesta chiedendo libertà, giustizia e pane. Ma gli è stata tolta la possibilità di vederlo accadere. “Speravo che le mie mani non dovessero giungere a scrivere parole simili. Queste parole sono così poco rispetto a quanto tu meriteresti, Bassiouny… I giorni sono trascorsi ed è un anno che te ne sei andato… Perché sei stato via così a lungo?”, sono le parole dell’amica Sherine Lofty, scritte per lui nel giorno dell’anniversario della sua morte. Ahmed Bassiouny si era laureato alla facoltà di Educazione artistica dell’università di Helwan nel 2000. Aveva continuato a studiare ottenendo un master in “Potenziale creativo del suono digitale”. E’ stato un pioniere dell’arte del suono digitale in Egitto, organizzando workshops che avevano come focus la sperimentazione sonora. Aveva il dono di saper catturare un momento in un suono. Era un fan dell’improvvisazione. Ha studiato le qualità espressive degli effetti del suono, e come essi trasformano un’opera d’arte. Uno sparo assordante ha messo fine alla sua vita.

“Ho molta speranza se continuiamo a restare così [a riempire la piazza]. I poliziotti mi picchiano duro. Malgrado questo, scenderò ancora in piazza domani. Se è la guerra che vogliono, beh, noi invece vogliamo la pace. Sto solo cercando di far recuperare alla mia nazione un po’ della sua dignità”, ha scritto Bassiouny su Facebook il 26 gennaio 2011, solo due giorni prima della sua uccisione. “E’ necessario essere ben equipaggiati quando si prende parte alla rivoluzione: una bottiglia d’aceto per ovviare agli effetti dei lacrimogeni; maschere protettive e fazzoletti per inalare l’aceto; spray per l’autodifesa; scarpe da ginnastica; pastiglie per il raffreddore; da mangiare e da bere… Non si deve affatto usare violenza contro gli agenti di sicurezza, né insultarli. Anche il vandalismo è proibito, dato che questo è il nostro Paese. Imbraccia una videocamera e non avere paura, non essere debole”. Il 27 gennaio 2011 su Facebook apparve questo messaggio: l’ultimo che Ahmed Bassiouny ha potuto diffondere prima di venire ucciso.


Claudia Avolio

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  • Il 6 febbraio 2011 in Midan Tahrir veniva celebrata la preghiera congiunta di musulmani e cristiani al ritmo dello slogan yid wahda!! yid wahda!! Al termine della preghiera dei ragazzi tiravano su un cartellone con una foto di Ahmad Bassiouny, accompagnata da alcune righe commemorative. Ahmad Bassiouny era professore all’università di Helwan, musicista e artista. Un suo amico e collega lo ricorda con parole semplici e commosse, cariche di emozione e rabbia:

    “È un musicista e un artista contemporaneo brillante! Nel suo campo abbiamo solo due o tre artisti come lui in questo Paese, in Egitto… è una grande perdita, una perdita enorme!!”

    “È uno dei due musicisti più importanti dell’Egitto che ha cambiato la musica in Egitto!”

    “Assieme insegnamo agli studenti ad essere liberi e onesti; insegniamo loro ad essere liberi e ad essere sé stessi, a combattere per i loro diritti. L’arte è una sorta di libertà, quando si parla di arte si parla di libertà … essere liberi è parlare di qualsiasi cosa si voglia: tutto questo è arte, tutto questo è quello che insegniamo. Quando abbiamo preso parte a questa manifestazione, abbiamo marciato per questo, per chiedere questo e lui è morto per questo!”

    In seguito il ricordo dell’appuntamento per la commemorazione pubblica di Bassiouney il giorno seguente, 7 febbraio 2011, e la replica in arabo del discorso appena terminato in inglese, che sollecita commenti e slogan del gruppetto di manifestanti formatosi attorno a lui:

    “Ahmad vive!”

    “Gente avete capito che uno come lui non nasce ogni anno in Egitto, ogni dieci anni!!”

    “Bassiouney non è morto, lui è qui! Tutti noi siamo qui perché il cambiamento deve arrivare!!”

    Questo è l’Egitto della rivoluzione. Questo è l’Egitto che deve resistere. Tahya Masr!!

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