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“Days away from home”: il lato umano della questione dei profughi siriani

Zoom Days away from home rifugiati sirianiDi Hassan Abbas. Now Lebanon (11/12/2013). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

“Le centinaia di migliaia di siriani lontani da casa che hanno abbandonato il loro Paese sono spesso ricordati dai notiziari solo come cifre statistiche. Dietro ai numeri, però, ci sono storie che non sono ancora state raccontate”. È così che può essere descritto “Days away from home”, il progetto finanziato dall’Unione Europea e dall’UNHCR, che si propone di farsi narratore di ciò che viene lasciato in secondo piano ponendosi, così, davanti a una grande sfida.

L’idea del progetto consiste nella creazione di un sito internet che documenti le storie personali dei rifugiati siriani in Libano, il loro passato, le condizioni che li hanno costretti a lasciare la loro terra e le difficoltà a cui devono far fronte nel nuovo Paese.

Il merito del progetto sta proprio nell’attenzione dedicata al lato umano della questione dei profughi siriani, e, in tal senso, rappresenta un’iniziativa senza precedenti. Dal punto di vista del contenuto, invece, si tratta di un progetto piuttosto scarno: allo stato attuale il sito internet, lanciato lo scorso 6 dicembre, contiene solo cinque filmati e quattro audiovisivi fotografici, ma i curatori assicurano che ogni settimana verrà inserito nuovo materiale.

La produttrice, Katia Saleh, chiarisce che l’iniziativa si propone di raccogliere fondi, di fare luce sulle condizioni dei profughi dando uno strumento alla comunità libanese per fare fronte all’emergenza e di correggere alcune idee erronee sui siriani. Tuttavia, il progetto potrebbe subire alcune critiche: non sembra, infatti, che si concentri davvero sui profughi, bensì sulle “storie di successo” di siriani residenti in Libano: dalla giovane volontaria che insegna ai bambini costretti ad interrompere gli studi, ad Abed, volontario che fornisce assistenza ai suoi connazionali, a Samer, il musicista che ha dovuto abbandonare i suoi strumenti per scappare in Libano e che ora si dice pronto a tornare: “Se noi, figli della Siria, non ci prendiamo cura del nostro Paese, chi altro può farlo?”

La Saleh giustifica questa scelta con le difficoltà avute nel trovare qualcuno che accettasse di farsi riprendere nell’ambito di un progetto del genere, ma soprattutto affermando che ci si è voluti dedicare a chi cerca di farsi strada con le proprie forze per costruirsi un futuro e una carriera anziché stare semplicemente in attesa di aiuto.

Visita il sito internet del progetto

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Roberta Papaleo

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