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Dal diario di un migrante

Di Hussein Sino. Elaph (15/12/2015). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo.

Gestisco uno dei campi profughi di Berlino dove, ogni giorno, riceviamo centinaia di immigrati di varie nazionalità. La maggior parte di loro sono siriani, soprattutto di Aleppo e Damasco, e ognuno di questi fugge dalla propria patria con destinazione l’Europa. Lasciano i loro paesi d’origine per diversi motivi: alcuni di loro fuggono dall’oppressione dei regimi al potere, altri dall’oppressione dei gruppi terroristici e altri ancora per ragioni economiche.

La maggior parte degli immigrati sognano ad occhi aperti la Germania. Credono di ricevere dalle autorità tedesche teli di seta, case pronte all’uso e aiuti mensili. È dopo il loro arrivo che c’è il grande shock. A causa dell’enorme pressione sullo Stato tedesco, tutti i centri sono stati riempiti di migranti, che improvvisamente di svegliano dal sogno. Molti di loro, quindi, dopo diversi giorni vengono nel mio ufficio chiedendo di tornare indietro.

Molti immigrati credono di avere accesso diretto al diritto di soggiorno permanente in Germania, ma la burocrazia qui è predominante. Occorre pazienza, ma come sappiamo, molti popoli orientali non sono abituati all’ordine e alla disciplina nei loro paesi d’origine. Lo dico perché io vivo quotidianamente le storie di queste persone: la maggior parte di loro non hanno né pudore né vergogna. Anche durante la distribuzione dei pasti al campo ci sono molti problemi. Una volta ho sentito una donne alzare la voce su una collaboratrice della cucina la quale, ovviamente, non capiva la lingua araba. La donna pretendeva per sé e per i suoi figli più succhi di frutta di quanti gliene spettassero, sottraendone ad altri.

Ieri sera è stato espulso un giovane algerino dal campo, perché ha insultato un membro del personale e la Germania stessa. Gli ho detto: “È lo Stato tedesco che ti ha chiesto di venire qui? Se non ti piace, perché non sei andato in uno dei paesi del Golfo o in uno dei paesi islamici? Se non ti piace la democrazia tedesca, le sue leggi e le sue regole, che cosa ci fai qui?”.

Queste sono le storie che vediamo e sentiamo tutti i giorni e che escono dalla bocca degli immigrati, ma non solo questo. Vi è tra questi un buon numero di quelli che erano nelle file dei gruppi terroristici. Quindi io dico alle autorità tedesche di prestare attenzione e di rimandarli da dove sono venuti, se non vogliono veder accadere a Berlino gli stessi eventi di Parigi.

Hussein Sino è un giornalista che scrive per Elaph.

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Roberta Papaleo

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