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Crisi del Golfo: quale parte sta ingannando l’altra?

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Il punto sullo scontro diplomatico tra Arabia Saudita, Bahrein, Emirati ed Egitto contro il Qatar, che sta assumendo sempre di più i caratteri di una telenovela

L’Opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Araby (14-7-2017). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

La crisi diplomatica trai Paesi del Golfo ha scatenato, a lungo andare, un vespaio di insetti che volano in tutte le direzioni, talvolta imprevedibili, fra dichiarazioni, controdichiarazioni, richieste impossibili, trame e sotto-trame nascoste dietro lo sciame di notizie che sempre meno hanno a che fare con la politica internazionale.

Rivela il quotidiano britannico The Indipendent, che dietro lo zelo del presidente statunitense Trump nel richiedere alle Nazioni “assedianti” di mantenere una linea dura nei confronti del Qatar, vi sia l’intenzione di vendicare gli investimenti immobiliari del suo genero Jared Kushner andati in fumo proprio a causa del piccolo Regno.

Il sostenere poi, sempre da parte di Trump, che il Qatar finanzi il terrorismo, ripetuto e sciorinato in varie salse, vale più come “assist” agli alleati israeliani nella loro personale lotta con Hamas che come urgente necessità internazionale.

Le rivelazioni del quotidiano britannico aprono anche un dibattito sul “prima” e sul “dopo” riguardo alla visita di Trump a Riyad: quella che sembrava essere la preparazione di un’alleanza sunnita contro gli sciiti dell’Iran, il vero obiettivo di tutti quegli investimenti e trattati economici era il Qatar.

Insomma, la propaganda che rievocava la battaglia di Qadisiya (battaglia che aprì la strada alla conquista araba della Persia) ha da sempre celato un inganno di fondo.

I primi ad essere ingannati sono stati tutti gli americani ed arabi che hanno creduto alle promesse di Trump in campagna elettorale: interrompere i trattati nucleari con l’Iran e sostenere l’Arabia Saudita in funzione anti-Teheran.

Alcune interpretazioni vogliono che l’improvviso cambiamento di fronte da parte dei principi sauditi sia una sottomissione al “bullismo” di Trump e che le minacce, economiche e militari, al Qatar fossero in realtà prevedibili.

Secondo Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, la crisi del Golfo non è altro che una “crisi familiare” e la nomina del nuovo principe ereditario Mohammed Bin Salman è un chiaro successo.

Senza questi pezzi non potremmo comporre un puzzle ed avere le idee chiare su cosa stia succedendo: dalla fretta nel ritenere l’Iran prima minaccia per i tre Paesi del Golfo (anche se le relazioni economiche di Teheran sono più forti con gli Emirati che con il Qatar) alla vera trama, quella che vede questi Stati, assieme alla famiglia Trump, minacciare il Qatar per inghiottirlo definitivamente.

Da qui si aprono più scenari sull’imbroglio in corso: o gli Emirati ingannano l’Arabia Saudita per allontanarla dallo scontro con l’Iran, o i sauditi ingannano loro stessi credendo di imporre le proprie volontà al Qatar, oppure gli Stati uniti tentano di raggirare tutti quanti per giovare, in maniera quasi estorsiva, dei loro petrodollari.

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