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Cos’ha impedito agli aiuti di entrare a Yarmouk?

di Talal Alyan. Beyond Compromise (15/01/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Un flusso di versioni si sono susseguite circa cosa abbia causato il mancato arrivo, nel campo di Yarmouk, del convoglio umanitario inviato qualche giorno fa. Colpisce come molti abbiano incolpato i militanti dell’opposizione come unici responsabili, dando adito a conclusioni affrettate ora facilmente manipolabili come prova definitiva.

Anwar Abdul Hadi, ambasciatore palestinese in Siria, ha dichiarato: “I militanti ci hanno impedito di recuperare i feriti per portarli fuori dal campo”. Ahmad al-Majdalani, a capo della delegazione palestinese in Siria, ha fatto eco a Hadi incolpando i militanti dell’islam radicale che avrebbero secondo lui sparato al convoglio. Anche la posizione di Ahmad Gibril del PFLP-GC (Comando Generale del Fronte per la Liberazione della Palestina) – che ha spesso aperto il fuoco contro gli abitanti di Yarmouk che protestavano – ha fornito una versione simile dei fatti.

Chris Gunness, portavoce dell’UNRWA, ha riferito di spari rivolti al convoglio umanitario, ma non ha potuto identificarne i colpevoli. Tuttavia, ha avuto qualcos’altro da dire: “Le autorità siriane volevano che il convoglio dell’UNRWA utilizzasse l’entrata Sud del campo: 20 chilometri da percorrere in una zona di conflitto armato intenso e frequente, popolato da molti gruppi armati dell’opposizione tra cui alcuni estremisti”. L’entrata Nord, controllata dal regime, sarebbe stata molto meno rischiosa, ma le autorità non l’hanno messa a disposizione.

Voler far passare il messaggio secondo cui, se il campo sta morendo di fame, la colpa è tutta dei gruppi dell’opposizione, è assurdo. Ma invece di cercare di scardinare tali teorie, preferisco fornire le voci degli abitanti stessi di Yarmouk.

Nel primo video che vi propongo, un gruppo di palestinesi del campo si avvicinano al punto stabilito per l’incontro col convoglio di aiuti: molti affiancano la Mezzaluna Rossa Siriana locale. Non riescono a raggiungere il convoglio, per via degli spari. “Non c’è una vera pressione sul regime siriano,” dice uno degli abitanti, aggiungendo: “Se ci fosse, avrebbero aperto l’entrata del campo per far passare il convoglio, o quantomeno la strada”.

Nelle seconde immagini che ho preso in considerazione, si vedono gli abitanti subito dopo che il convoglio ha fallito la sua entrata nel campo.

Un testimone commenta: “Sappiamo tutti qual è stato l’intoppo: il regime siriano e gli uomini di Jibril hanno iniziato uno scontro per impedire agli aiuti di entrare. E si sono messi a dire che noi eravamo quelli armati. Noi non abbiamo armi e loro ci hanno sparato 3 volte. A noi, dei civili. Lo hanno fatto per inasprire lo stato d’assedio nel campo”.

L’intervistatore incalza: “Ma parlano di gruppi di militanti nel campo che…” L’intervistato lo interrompe: “Sono bugie, non ce n’era nessuno, eravamo tutti civili, sventolavamo la bandiera della Mezzaluna Rossa Crescente e stavamo entrando. La soluzione,” conclude, “è che le persone là fuori comincino a muoversi”.

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Claudia Avolio

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