Medio Oriente Zoom

Cinque previsioni per il Medio Oriente nel 2015

Di Graham E. Fuller. Al Huffington Post Maghreb (15/01/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Daish perderà potenza e influenza

Non penso che Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) sia uno Stato che possa sopravvivere a lungo. Non ha nessuna coerenza ideologica né istituzioni politiche e sociali serie. Non ha un processo elettorale degno di questo nome, nessuna capacità di gestire la logica indispensabile a governare e nessuna possibilità di stabilire relazioni ufficiali con i vicini della regione. Per di più è inviso alla maggior parte dei musulmani sunniti di tutto il mondo, indipendentemente dall’insoddisfazione crescente nei suoi confronti dei sunniti iracheni e siriani.

In un mondo ideale, Daish crollerebbe come un castello di carte, senza l’opportunità che un intervento esterno – occidentale – rinforzi le sue convinzioni ideologiche. Per essere messo al tappeto, il concetto di Daish così com’è enunciato e messo in atto, deve fallire chiaramente da solo agli occhi dei musulmani della regione.

Il ruolo dell’Iran nella regione non farà che crescere

Malgrado tutti gli ostacoli, credo al successo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran di cui i due Paesi hanno disperatamente bisogno. La normalizzazione delle relazioni diplomatiche ha già tardato a iniziare ed è indispensabile per il Medio Oriente.

Per di più l’Iran e la Turchia sono i due soli “veri” governi della regione fondati su principi di legittimità popolare, malgrado tutti i loro difetti. La Turchia è uno Stato democratico, l’Iran uno Stato semi-democratico (le elezioni presidenziali, anche se non sono perfettamente rappresentative sono davvero importanti).

Diversamente dai dirigenti arabi, questi due Stati rispondono in modo favorevole alle aspirazioni dei popoli della regione. Il Golfo dovrà abituarsi all’idea di un Iran “normalizzato”.  I due paesi non sono mai stati proprio in guerra malgrado i propositi belligeranti emersi da un secolo a questa parte. L’Iran è una potenza post-rivoluzionaria, portatrice di una visione del mondo dove il Medio Oriente è sovrano e liberato dalla dominazione occidentale, cosa non proprio vera per i Paesi arabi. L’influenza dell’Iran servirà anche a sostenere i tentativi regionali di bloccare gli sforzi di Israele che desidera mantenere i palestinesi sotto dominazione permanente.

L’influenza del presidente turco Erdogan declinerà

Dopo esser stato un primo ministro brillante durante il primo decennio al potere dell’AKP, oggi è impantanato in accuse di corruzione e lascia libero corso alla sua paranoia di fronte a chiunque osi criticarlo o sfidare un’autocrazia sempre più orientata verso visioni chimeriche. Sta rovinando le istituzioni del Paese e distruggendo il suo bilancio e quello del suo partito. Continuo a sperare che le grandi istituzioni turche, anche se indebolite, permetteranno al Paese di restare democratico e non-violento fino a quando Erdogan perderà la fiducia da parte del popolo, cosa che potrebbe accadere a breve.

La Russia svolgerà un ruolo importante e positivo nelle trattazioni diplomatiche nel Medio Oriente

La capacità della Russia di svolgere un ruolo diplomatico (e tecnico) di peso per risolvere il problema del nucleare iraniano e la sua grande influenza in Siria, contribuiranno in modo significativo a risolvere i due conflitti prioritari che riguardano tutta la regione. È essenziale che questo ruolo sia accettato, invece di essere percepito come una semplice estensione di un conflitto mondiale tipo “guerra fredda” nel quale i Paesi occidentali hanno una parte di responsabilità.

I Talebani continueranno a estendere la loro influenza sul governo afgano

Dopo 13 anni di guerra in Afghanistan, gli Stati Uniti non sono riusciti a stabilizzare il Paese nella sua interezza né a mettere in un angolo i Talebani. Molto più che un movimento islamista, questi sono, in un certo modo, i sostituti dei nazionalisti Pashtun in Afghanistan (anche se non sono accettati come tali dall’insieme di quest’etnia). I Pashtun hanno perso molto quando gli Stati Uniti hanno rovesciato i Talebani nel 2001 e l’inclusione dei Talebani moderati nel nuovo governo è essenziale per l’equilibrio del Paese. I Talebani cercheranno di accrescere la loro influenza politica nelle prossime negoziazioni sulla spartizione del potere. Non è realista escluderli: la stabilità del Pakistan dipende in parte da questo accordo.

Bene, ho preso abbastanza rischi da sbagliarmi per un anno intero.

Graham E. Fuller è un autore e analista politico americano, specializzato in estremismo islamico. È stato vice-presidente del Consiglio Nazionale per l’Intelligence.

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