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Abdullah II a Kerry: “Giordania impegnata a sostenere il processo di pace”

Di Tamer Al-Samadi. Al-Hayat (06/01/2014). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

Lo scorso 5 gennaio, il segretario di Stato americano John Kerry, nel corso del suo decimo viaggio in Medio Oriente, ha incontrato ad Amman il re di Giordania Abdullah II, con il quale ha discusso degli sforzi per raggiungere la pace tra palestinesi e israeliani, degli sviluppi della crisi siriana e di una serie di questioni regionali.

Il re giordano, auspicando una convergenza di vedute tra palestinesi e israeliani durante i negoziati attualmente guidati dagli Stati Uniti, ha assicurato che il suo Paese continuerà a “sostenere gli sforzi del processo di pace per giungere a una risoluzione equa della causa palestinese, in modo da garantire la creazione di uno Stato palestinese indipendente entro i confini del 1967, con capitale Gerusalemme Est”.

Lo stesso giorno, durante un incontro con una delegazione di rappresentanti della Chiesa evangelica luterana in visita in Giordania, il monarca ha ribadito la condanna del suo Paese verso “le continue violazioni perpetrate da Israele e il tentativo di giudaizzare la città di Gerusalemme, che metterebbe a repentaglio la sicurezza e la stabilità nella regione”, invitando tutte le Chiese a “unire le proprie forze nel far fronte alle inaccettabili pratiche israeliane per preservare l’identità della città santa”.

Kerry, da parte sua, ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti nel giungere ad una soluzione giusta ed equa per tutte le parti, e si è detto “fiducioso sul fatto che alcuni dei colloqui tenuti nei giorni scorsi abbiano spianato, se non addirittura risolto, determinate questioni e abbiano creato l’opportunità di risolverne delle altre”.

Durante il suo nuovo viaggio, il segretario di Stato ha presentato a israeliani e a palestinesi la bozza di un accordo quadro che delinea una soluzione definitiva al conflitto prendendo in analisi la questione dei confini, della sicurezza, dello status di Gerusalemme e del destino dei rifugiati palestinesi. Tuttavia le divergenze tra Israele e i palestinesi sono ancora molto profonde e sembra altamente improbabile che l’accordo venga accettato da ambo le parti.

La visita di Kerry ha ricevuto molte critiche in Giordania e c’è persino chi sospetta “trattative segrete” tra Israele e l’Autorità palestinese a scapito del regno hashemita; alcuni deputati giordani hanno aspramente criticato il piano di pace del segretario di Stato americano, affermando, in una dichiarazione congiunta, che la “Giordania è tenuta allo scuro degli sviluppi dei negoziati, portati avanti tramite canali chiusi, non si hanno informazioni sulla natura della soluzione imposta, né sul ruolo della Giordania nei negoziati stessi che in ogni caso si concluderanno con la creazione di un’entità palestinese distorta, non indipendente e priva di sovranità”.

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Roberta Papaleo

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