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2017: verso il declino dell’islam politico

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Provando a fare previsioni sul nuovo anno, in un’ottica politica e strategica, si ha sempre di più un’unica certezza: che non vi sono certezze e che qualsiasi fatto o avvenimento potrà subire colpi di scena e ribaltamenti!

Di Basem Tweissi. AlGhad (31-12-2016). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

Uno stravolgimento si potrebbe verificare in seno al cosiddetto “islam politico” o “islamismo”, corrente nata sul finire degli anni ’70 del secolo scorso e che ha dominato la vita politica e sociale di molti Paesi, il quale però è, da più di un lustro, minato dai fenomeni del fondamentalismo e del terrorismo di matrice islamica. L’uso della violenza che essi perpetrano è visibile in varie parti del mondo: in maniera più palese in Siria, Libia o Iraq. Tali fenomeni potrebbero dare una scossa per fan nascere una nuova corrente, i cui tratti sono per ora incerti.

Uno degli esempi viene dalla diplomazia americana e dai suoi tentativi di ridisegnare il Medio Oriente, negli accordi raggiunti tra Iran e Stati Uniti sul piano dell’energia nucleare, inaugurando una nuova stagione per l’islam politico moderato di sponda sciita, paragonato alla “controparte sunnita”, diffusa dalla Turchia al Marocco. Variante che malgrado la sua espansione non è riuscita a creare un prototipo di islamismo sunnita in grado di acquisire almeno un minimo di potere regionale.

Le cause vanno cercate nel non aver saputo o potuto applicare le principali regole su cui si basano le democrazie occidentali:

  • il rispetto e la condivisione della democrazia, nonché lo sposare la cultura democratica da parte delle correnti islamiste, che porti come minimo ad accettare il risultato delle urne, sia esso favorevole o meno;
  • la creazione di una visione religiosa che rispetti ed includa diritti umani, libertà e politiche sociali;
  • la più totale rinuncia alla violenza.

Tutti i fallimenti da parte dell’islamismo sono da ricercare nel non aver applicato una di queste.

La percezione che si possa inaugurare una nuova stagione per l’islam politico viene dalle sempre più forti pressioni internazionali verso i partiti e movimenti ad esso ispirati e da nuove forme di lotta al terrorismo.

Importanti avvisaglie di ciò sono la salda intesa tra il governo russo e quello turco e l’evoluzione del conflitto in Siria ed Iraq (come le recenti sconfitte subite dall’organizzazione terroristica Daesh) che fanno ben sperare affinché tutti focolai di estremismo islamico scemino fino a scomparire.

C’è la convinzione, da parte di molti analisti e politologi, che l’islamismo abbia esaurito la spinta ed il suo ruolo propositivo e si trovi ora in una situazione stagnante. Il problema, o meglio la sfida, attuale e futuro sarà raccogliere l’eredità delle vecchie correnti, per affrontare un clima ed un periodo complessi, costituiti da crisi economiche, politiche e sociali,  e attraversati da sentimenti duri e negativi di sospetti e vendette.

Basem Tweissi è un giornalista ed ex docente universitario giordano.

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