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Mubarak dal carcere: “Vogliono uccidermi!”

Di Abdul al-Rahman al-Rashed. Al-Sharq al-Awsat (13/06/2012). Traduzione di Cristina Gulfi
Hosni Mubarak, l’ex presidente egiziano attualmente in carcere, fa sapere attraverso il suo avvocato Fari el Dib di temere per la propria vita e chiede di essere salvato.
Chi può volerlo uccidere dopo che è stato condannato al carcere a vita? Di chi ha paura Mubarak, considerato che è sempre sotto sorveglianza, non può ricevere visite se non di parenti stretti, non può pubblicare memoriali e anche la sua corrispondenza viene controllata? Ciò detto, c’è chi avrebbe interesse ad eliminarlo definitivamente, per far entrare l’Egitto in una nuova fase della sua storia e andare oltre la rivoluzione, ma anche per semplice vendetta.
Di fatto, Mubarak è uscito di scena ben prima della rivoluzione. Il cancro, per cui andava a curarsi in Germania, e la depressione in seguito alla morte del nipote Mohamed Alaa, di soli 13 anni, lo avevano messo fuori combattimento. Ed ecco allora il figlio Gamal, con le sue ambizioni presidenziali supportate dalla madre Suzanne, assumere sempre più influenza a livello decisionale e accelerare il passaggio di potere.
Durante il processo, non sono state fornite prove che Mubarak sia stato attivo nella repressione della rivoluzione da parte del regime. Sono solo voci quelle secondo cui dava ordini a bordo di un elicottero. D’altronde, malato com’è, non avrebbe potuto fare una cosa del genere. Tuttavia, l’accusa lo ha fatto condannare in quanto capo supremo dello stato.
A causa del timore della rivoluzione, molti sono restii ad esprimere apertamente la propria opinione su Mubarak e il suo governo, così come non facevano quando era ancora al potere. Ora come ora, nessuno critica la condanna all’ergastolo, nonostante le prove contro di lui siano deboli. Ma sarebbe stato lo stesso nel caso della pena di morte o di un solo anno di carcere.
La vera domanda che bisogna porsi riguarda il tempo e lo spazio: Mubarak è stato un presidente peggiore dei suoi predecessori, Sadat e Nasser? La risposta spetta gli storici e agli analisti e, perché no, alla gente. Ad ogni modo, il crimine più grave commesso da Mubarak è la mancanza delle capacità di leader nel governare uno stato grande ed importante come l’Egitto. Avrebbe potuto guidare la transizione democratica ma non ha avuto saputo inserire il paese in un progetto di civiltà, come è accaduto in Turchia, Indonesia, Malesia e Corea del Sud. Mubarak è diventato presidente per gerarchia, senza la dovuta esperienza e conoscenza di come amministrare uno stato e dell’evoluzione della storia.

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Cristina Gulfi

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