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Libia: l’ennesimo capitolo di una controrivoluzione

Di Hisham al-Shalwi. Al-Jazeera.net (04/05/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Le controrivoluzioni del mondo arabo sono nate parallelamente a quelle che invocano la sostituzione dell’ingiustizia e dell’oppressione con un sistema pacifico, per restituire al popolo i propri diritti. Questo è successo in Egitto, Tunisia, Yemen e Bahrein, dove forze interne ed esterne, come alcuni Paesi del Golfo e associazioni terroristiche, hanno cercato di interrompere e screditare il moto delle rivoluzioni.

Alla Libia non è andata meglio, poiché i soliti Paesi del Golfo hanno avuto un certo ruolo nel sostenere i tentativi di golpe di Khalifa Haftar, maggiore dell’esercito in pensione, prima a Tripoli, lo scorso febbraio, e poi a Bengasi, lo scorso maggio. Infatti, parte della stampa del Golfo ha accolto con gioia la notizia del colpo del maggiore, dipingendo l’evento come una panacea per la Libia contro i focolai di terrorismo e fondamentalismo.

Inoltre, osservando con maggiore attenzione i recenti sviluppi, si può notare che le istituzioni giudiziarie libiche hanno emesso un comunicato che da sostegno a Haftar. Il comunicato, rilasciato da Ali Hafiza, il presidente del Consiglio Supremo di Giustizia, richiede la creazione di una commissione di dialogo nazionale formata da varie personalità. Tale comunicato, tuttavia, non prendendo in considerazione il Congresso Nazionale, cioè, la prima esperienza democratica della Libia, nega indirettamente la sua legittimità. Ciò è anche confermato dal fatto che il Consiglio Supremo di Giustizia abbia rigettato l’annuncio delle prossime elezioni parlamentari per il rinnovo del Congresso Nazionale, annunciando di voler organizzare altre elezioni che saranno supervisionate da un Consiglio Presidenziale nominato dal Consiglio Supremo di Giustizia stesso, replicando, così, le mosse di El Sisi.

Dal comunicato, quindi, si può evincere che il Consiglio Supremo di Giustizia stia cercando di ottenere sempre più indipendenza d’azione e accesso alle questioni politiche. Da parte sua, l’Assemblea Costituzionale ha rigettato la posizione del Consiglio, indicando che la Costituzione libica prevede e protegge una divisione funzionale dei tre poteri statali. Inoltre, il comunicato di Hafiza cela la corruzione che lega agli ex governi di Thinni e di Zeidan determinate personalità della politica e del commercio: sembra, infatti, che associazioni, province, milizie, ministri e uomini d’affari stiano cercando di proteggere contratti e appalti ottenuti in passato. Se la controrivoluzione dovesse aver successo, il comunicato diventerebbe un provvedimento ad personam per difendere tutti questi personaggi e lo stesso Hafiza, accusato di aver commesso diversi crimini durante la rivoluzione di febbraio.

Forse, questo sarà l’ultimo capitolo della lotta tra la controrivoluzione, sostenuta da alcuni paesi del Golfo, l’Egitto e gli Stati Uniti, e la rivoluzione di febbraio rappresentata, invece, da tutti i libici che sognano il cambiamento verso qualcosa di migliore.

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Roberta Papaleo

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