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Charlie Hebdo: arriva Ali Dilem

Algeria Ali Dilem

Jeune Afrique (25/02/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo

Il celebre vignettista Ali Dilem, che attualmente lavora per il quotidiano algerino Liberté e fa parte della fondazione Cartooning for Peace, contribuirà ai prossimi numeri del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, che ha da poco ripreso le pubblicazioni.

La formazione di Dilem è iniziata nei quotidiani algerini Algeri Républicain e Le Matin, ma la sua collaborazione più duratura, che va avanti da più di vent’anni, è quella con il quotidiano Liberté. Sottile, impertinente e coraggioso, le sue vignette riscuotono grande entusiasmo in Algeria. Ciononostante, le sue condizioni di lavoro si sono fatte sempre più dure, in rapporto di proporzione diretta con la crescita della sua notorietà. Minacciato ripetutamente di morte dagli integralisti islamici durante il decennio nero degli anni ’90, Dilem si è trovato ancor più spesso in tribunale, querelato da funzionari variamente legati al governo algerino. Nel 2001 quest’ultimo ha addirittura integrato il codice penale con il cosiddetto “emendamento Dilem”, che prevede fino a un anno di reclusione per offesa al presidente della Repubblica e agli apparati dello stato, esercito compreso.

Ali DilemÈ una sorta di rito: quasi ogni martedì il vignettista viene convocato al Tribunale di Algeri per giustificare le sue ultime opere irriverenti. Malgrado i suoi validi argomenti, finora ha ricevuto circa venti condanne per un totale di nove anni di reclusione, ma l’esecuzione della sentenza è stata sospesa. “Negli ultimi quindici anni l’Algeria ha fatto importanti progressi in materia di libertà di stampa”, ha commentato recentemente, “ma questa libertà è anche seriamente minacciata”. Durante le rivolte del 1988 (che hanno determinato la fine del monopartitismo, ovvero l’epoca del Fronte Nazionale), Dilem ha “scoperto di avere un animo un po’ contestatore”, la cui manifestazione si è avuta sin dalla prima vignetta pubblicata dal quotidiano comunista algerino Alger Républicain. La “vittima” era l’allora presidente Chadli Bendjedid, ma non vi furono conseguenze.

Le vignette di Dilem scuotono le coscienze, colpendo sia i poteri forti che l’indolenza del popolo. Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika viene rappresentato come un nano incoronato con sparuti capelli biondastri e inchiodato sulla sedia a rotelle. I generali (pilastro portante del governo, a prescindere dai risultati delle elezioni) sono dei panciuti analfabeti dalle tasche gonfie di petrodollari, mentre i terroristi vengono raffigurati come boia lobotomizzati. Nel mirino anche i giudici, ottusi funzionari che obbediscono ai diktat del potere, e il popolo, un cane cui i potenti di tanto in tanto si ricordano di lanciare un osso con disprezzo.

“Da quando ho iniziato a disegnare ho sempre voluto dissacrare tutto”, ha detto un giorno Dilem, “le mie vignette sono come un grido di dolore che sputo sul foglio di carta”.

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Roberta Papaleo

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