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Algeria: l’affare Matoub

Le Matin dz (4/5/2012). Malik Medjnoun, ex pentito del Gruppo islamico armato (Gia), accusato di complicità nell’omicidio del cantante cabilo Matoub Lounès, è stato scarcerato mercoledì. Ad attenderlo fuori dal carcere di Tizi Ouzou erano in molti, tra attivisti per i diritti umani e membri del Comitato di sostegno creato per lui durante gli undici anni di detenzione provvisoria. Una violazione esplicita della convenzione dei diritti umani, ratificata dall’Algeria. Arrestato nel 1999, pochi mesi dopo l’omicidio di Matoub (che risale al 25 giugno 1998), è stato trattenuto un mese in incommunicado per poi essere trasferito nel carcere di Tizi Ouzou in attesa di processo. Per la prima udienza ha dovuto attendere fino a luglio 2011, ma ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento. Il presidente del tribunale criminale di Tizi Ouzou lo ha ascoltato solo nel 2008, ma questo non è l’unico punto oscuro del suo processo. A denunciare l’ingiustizia alla base del suo dossier è stata la stessa famiglia di Matoub. La sorella del cantante cabilo ha presentato al giudice una lista di 52 possibili sospettati dell’omicidio, tra i quali figurano esponenti politici regionali come Said Saadi. Ha chiesto inoltre una perizia balistica “seria” ma senza successo. L’altro imputato del processo è Abdelhakim Chenoui, scarcerato lo scorso 5 marzo. Come Medjnoun, ha sempre negato di aver partecipato all’assassinio di Matoub.

Carlotta Caldonazzo

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