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Venditori di sogni tra USA e Iran

Iran USA

Di Sabahi Hadidi. Al-Quds al-Arabi (6/8/2015). Traduzione e sintesi di Alessandro Balduzzi.

Trasmettere i discorsi dell’amministrazione Obama, finora considerata “il grande Satana”, è ormai divenuta un’abitudine per la televisione di Stato iraniana, almeno a partire dall’annuncio del presidente americano in merito all’accordo nucleare raggiunto a Vienna.

Questo “amore” di Teheran per le parole provenienti dalla Casa Bianca sembrerebbe stare a indicare lo sforzo di stringere rapporti migliori con gli Stati Uniti, magari sulla base di accordi condivisi: infatti, il nucleare è surclassato da altre questioni geopolitiche assai complesse sul piano regionale e internazionale.

Obama aveva già intrapreso un’operazione coraggiosa nella primavera del 2009, inviando un messaggio video al popolo iraniano in occasione del capodanno persiano e scegliendo di sottotitolarlo in farsi; tale scelta si rivelò un significativo scarto dalla politica dell’amministrazione precedente, con a capo George W. Bush junior che adottava preferibilmente la teoria complottista dell'”asse del male” quando si trattava di Iran. E nonostante la serie di scelte strategiche che Obama possa avere ereditato dai propri predecessori e a sua volta implementato, il messaggio suddetto ha aperto una pagina nuova nei confronti di una “grande civiltà” e di un popolo che con la propria “arte, musica, letteratura e inventiva ha reso il mondo un posto migliore e più bello”.

Anche Madeleine Albright, segretario di Stato durante il secondo mandato di Bill Clinton e prima donna a ricoprire questo incarico nella storia americana, definì le relazioni tra Washington e Teheran come una “catastrofe storica” ed ebbe poi modo di dichiarare: “È chiaro che decenni di sfiducia reciproca non possano scomparire da un giorno all’altro. La distanza tra noi è ancora ampia, ma è giunto il momento di testare le possibilità di colmare questo divario”. Nel frattempo i decenni sono diventati più di tre e il divario si è ulteriormente allargato, con l’aggiunta di questioni quali il programma nucleare iraniano, la situazione in Siria, Iraq, Yemen) e la presidenza di Ahmadinejad dopo l’eccezione Khatami.

E proprio Khatami, in un’intervista alla CNN, rilasciò le dichiarazioni più azzardate da parte iraniana dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica nel 1979, lodando per una buona mezzora  la “grande nazione americana” e criticandone i vertici solo per pochi minuti. In questo tentativo di prospettare rapporti migliori tra Iran e Stati Uniti, Khatami affermò anche come non le azioni diplomatiche, ma “i professori universitari, gli scrittori, gli scienziati, gli artisti, i giornalisti e i turisti” fossero in grado di inaugurare una nuova pagine nelle relazioni bilaterali, forse in riferimento alla “diplomazia del ping-pong” che aveva condotto al disgelo sino-americano.

Nella parte più sorprendente del messaggio, Khatami affermò: “La civiltà americana è degna di rispetto. Quando apprezziamo le radici di questa civiltà, la sua importanza diviene ancora più lampante. Come sa (rivolgendosi alla giornalista Christiane Amanpour, di origine iraniane), a Plymouth, nel Massachusetts, c’è una roccia rispettata da tutti gli americani, ed è in questa roccia che si cela il segreto della civiltà americana. Agli inizi del XVII secolo, 125 uomini, donne e bambini lasciarono l’Inghilterra in cerca di una terra vergine dove fondare una civiltà superiore e approdarono infine su questa roccia, rispettata da tutti gli americani in quanto punto d’arrivo dei padri pellegrini”.

In questi precedenti alcuni vedono le basi dello stato attuale delle relazioni tra Stati Uniti e Iran, inclusive della trasmissione dei discorsi di Obama e del sorriso indefesso del ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. E mentre qualcuno a Washington sogna di ricreare il “doppio contenimento” che ora includerebbe non solo, come nel passato, Iran e Iraq, ma anche metà del Medio Oriente, dal Libano alla Libia, Obama bolla come “venditori di sogni” gli oppositori all’accordo. Ma non è forse lui a spacciare “fantasticherie”, oppure il suo omologo iraniano Rohani?

Sabahi Hadidi è uno scrittore e ricercatore siriano residente a Parigi.

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Roberta Papaleo

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