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Una lettera da Damasco…

KHALED KHALIFA è nato nel 1964 in un villaggio vicino ad Aleppo, quinto di tredici figli. Dopo gli studi in Legge, ha fondato la rivista di letteratura “Aleph”, proibita dopo pochi mesi dalla censura siriana. Autore di numerose sceneggiature per il cinema, vive attualmente a Damasco.

La seguente lettera è stata scritta da questo autore come testimonianza di quello che sta succedendo in Siria.

Traduzione di Giusy Regina

“Cari amici, scrittori e giornalisti di tutto il mondo, soprattutto di Cina e Russia, ci tengo ad informarvi che il mio popolo sta subendo un genocidio.

Dopo una settimana, le forze del regime siriano intensificano gli attacchi contro le città ribelli, soprattutto Homs, Zabadani, le periferie di Damasco, Rastan, Madaya, Wadi Barada, Figeh, Idlib e i villaggi di montagna di Zawiya. Dopo una settimana e fino al momento in cui scrivo queste linee, sono morti più di mille martiri, tra cui molti bambini, e tante case sono state distrutte sulle teste dei loro abitanti.

La cecità che ha colpito il mondo non ha fatto altro che incoraggiare il regime a provare ad eliminare la rivoluzione pacifica in Siria, con una forza repressiva senza pari. Il supporto di Russia, Cina e Iran e il silenzio del mondo di fronte ai crimini commessi alla luce del sole ha permesso la morte del mio popolo per mano del regime dopo undici mesi. Ma nell’ultima settimana, dal 2 febbraio ad oggi, i segni del massacro si sono manifestati chiaramente. La scena di centinaia di migliaia di siriani scesi per le strade delle loro città e villaggi la notte del massacro di Khalidiya il venerdì sera fino al sabato dopo, le mani alzate in segno di preghiera e le lacrime, spezzano il cuore e mettono al centro del mondo la tragedia umanitaria siriana. Si tratta della chiara espressione del nostro sentimento di essere orfani, abbandonati dal mondo e dai politici soddisfatti dalle parole vane e dalle sanzioni economiche, che non fermano gli assassini né i fiumi di sangue.

Il mio popolo, che ha affrontato la morte a torso nudo, è soggetto a un genocidio. Le nostre città ribelli sono in uno stato di assedio senza precedenti nella storia mondiale delle rivoluzioni. Si impedisce al personale medico di soccorrere i feriti, gli ospedali di campagna sono bombardati a sangue freddo e l’ingresso è interdetto alle organizzazioni di soccorso, le linee telefoniche sono tagliate e cibo e medicinali bloccati, pur sapendo che il contrabbando di una sacca di sangue è considerato un crimine che costa la prigionia in campi di detenzione, i dettagli della cui permanenza faranno rabbrividire un giorno.

Nel corso di tutta la storia moderna, il mondo non ha mai conosciuto il valore e il coraggio che i rivoluzionari siriani manifestano. Il mondo non ha mai conosciuto un tale silenzio e una tale complicità con quel silenzio, che significa a sua volta complicità con lo sterminio del mio popolo.

Il mio popolo è un popolo di pace, di caffè, di musica di cui spero possiate godere un giorno, di rose il cui profumo spero un giorno vi raggiungerà, affinché sappiate che oggi il cuore del mondo è vittima di un genocidio e che il mondo intero è complice del versamento di questo sangue.

Io non posso dire nient’altro in questi momenti difficili, ma spero che voi sarete solidali con il mio popolo, nel modo che riterrete più appropriato. So che la scrittura è impotente e nuda al cospetto ei cannoni, dei carri armati e dei missili russi che bombardano le nostre città e i nostri civili, ma non ho alcuna invidia del vostro silenzio complice della morte del mio popolo.

KHALED KHALIFA

DAMASCO”


Giusy Regina

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