Turchia Zoom

Turchia, le donne turche sono cittadine di secondo livello

In Turchia leggi discriminatorie penalizzano la donna e non garantiscono uguaglianza di genere

Di Yamina Hamdi, Al-Arab.co.uk (05/01/2020) Traduzione e sintesi di Alessandro Tonni

I mezzi di informazione vicini al regime turco consegnano l’immagine di una donna felice e moderna, in condizioni di parità con l’uomo nei vari settori della vita, con diritti e libertà civili nella società. Di fatto, invece, pare che esista una diversa realtà tenuta nascosta e non ripresa dai riflettori delle telecamere, nè tantomeno divulgata dagli uomini di potere. Anche se vengono proposti molti esempi di donne turche famose e di successo, sembra, al contrario, che ci sia un enorme divario tra i sessi. Infatti, la costituzione turca, pur contenendo al suo interno un articolo in virtù del quale lo stato si impegna a garantire una certà parità a tutti, la differenza di genere continua ad essere fortemente vistosa, dato che la maggioranza delle donne in Turchia percepisce un salario più basso rispetto a quello degli uomini, considerando che le mansioni di lavoro da esse eseguite sono modeste e sono pagate la metà.

La donna ha limitate opportunità di arrivare a posizioni decisionali, oltre al fatto che porta sulle spalle il peso delle responsabilità della casa e della famiglia. In generale, la donna turca è arrivata ad acquisire parecchi diritti di stampo liberale, come il diritto di voto nelle elezioni, il diritto all’istruzione, il diritto di divorzio e di aborto. Nel 1993, i turchi hanno addirittura eletto un Presidente del Consiglio donna. Dal gennaio 2002, la donna in Turchia ha raggiunto un certa uguaglianza con l’uomo in materia di diritti. Nello specifico, ha acquisito il diritto di prendere delle decisioni nel campo della gestione della casa e dei figli, in condizione di parità col maschio. Allo stesso modo, la legge le permette di acquisire una equa ripartizione di beni in caso di divorzio, oltre a consentirle di essere assunta nei posti di lavoro senza dover chiedere il permesso all’uomo. La maggior parte di questi diritti non trovano un riscontro effettivo nella realtà pratica, poichè, secondo i dati emanati nel dicembre 2019 dall’Ente di Statistica turco, la media della partecipazione della forza lavoro femminile non supera il 33% , laddove la media dei maschi raggiunge il 71%. Allo stesso modo, i dati rivelano che la percentuale delle donne disoccupate è maggiore rispetto a quella degli uomini. Così anche, la media dei disoccupati tra i maschi laureati è al 10.4 %, mentre quella delle donne laureate è al 18 %.

Alcuni dati di ricerca, rivelano inoltre che gli stipendi delle donne occupate in Turchia sono assai diversi tra donne madri di famiglia ed altre categorie di donne. In merito a questo aspetto, una relazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) rivela che la Turchia è il paese che offre meno garanzie di equità, poichè una donne madre occupata ha un salario il 30 % più basso rispetto alle restanti donne occupate, dal momento che la maternità le porta ad interrompere completamente la carriera lavorativa. In merito alla condizione in cui sono piombati i diritti della donna, la giornalista Nurcan Baysal  ha manifestato una certa disapprovazione, sostenendo che “l’uguaglianza di genere non è stata ancora raggiunta in Turchia, anzi, la situazione è peggiorata negli ultimi quindici anni, a causa delle scelte politiche adottate dal governo al potere del Partito Giustizia e Sviluppo (Akp)”. La giornalista, sottolinea che le donne non hanno sufficienti salvaguardie, se sono esposte ad atti di violenza. Inoltre, la stessa conferma che in molti casi le donne tornano più volte a chiedere protezione davanti alle istituzioni dello stato o agli organi di polizia per via delle violenze da loro subite nelle mura domestiche, a causa della diffusa convinzione  che “ il posto della donna è accanto a suo marito”.

Le organizzazioni attiviste impegnate nel campo dei diritti della donna, hanno riportato che la violenza contro le donne ha avuto un picco di aumento esponenziale negli anni in cui si è avvicendato al potere il Partito Giustizia e Sviluppo. Il 40 % delle donne turche subisce violenze fisiche e a causa di questo muoiono all’incirca 300 – 400 donne.  Il Consiglio europeo, in un precedente rapporto, aveva comunicato al governo turco che la media delle violenze contro le donne era in aumento ed aveva chiesto alla Turchia di prendere provvedimenti più efficaci sul piano pratico. Le donne turche, hanno trovato nei social network una finestra per rompere le barriere, per trovare un aiuto, per parlare delle circostanze penose che affrontano nella loro vita giornaliera, tra violenze sessuali e domestiche, dato che le leggi non sono in condizioni di difenderle.

La ricercatrice accademica Isra Atabay, sostiene che il ruolo della donna nella società turca è frazionatamente ridotto, aspetto che riflette un fatto consolidato per tradizione. Nello specifico, le donne non hanno una vita sociale regolare. Questo è conseguenza di una cultura maschilista e frutto di un complesso di schemi consuetudinari lontani nel tempo che continuano ad essere dominanti in Turchia.  

 La ricercatrice, asserisce con salda sicurezza che esistono alcune linee di condotta rigidamente imposte per tradizione che esercitano una certo controllo sulla vita delle donne e che condizionano gli orientamenti nelle scelte della loro vita e nell’aspetto dell’abbigliamento. Di conseguenza, è naturale che le donne in Turchia avvertano con una certa inquietudine  il tentativo di sottrarre loro i diritti che avevano acquisito all’epoca delle rivoluzioni di Ataturk, specie quando uomini della politica  e governanti le considerano alla stregua di cittadine di livello inferiore.

Yamina Hamdi è una giornalista tunisina residente in Gran Bretagna. Scrive numerosi articoli di attualità sociale per testate e portali web come: صحيفة العرب (Al-Arab.co.uk), اليوم الثامن (alyoum8.net), زهره المغرب (zahratalmaghrib.com), thearabweekly.com, againsterhab.com, نوبة تايمز (nubatimes.com).

Vai all’originale:  https://alarab.co.uk/التركيات-مواطنات-من-الدرجة-الثانية