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Tunisia: un muro alle frontiere con la Libia

El Watan News (09/07/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo

Mercoledì, il primo ministro tunisino Habib Essid ha annunciato che la costruzione di un muro di sabbia e di fossati lungo la frontiera con la Libia, decisa all’indomani dell’attentato al museo del Bardo e iniziata lo scorso 10 aprile, si concluderà entro la fine del 2015. Il progetto comprende l’installazione di sistemi di sorveglianza elettronici, nonostante i costi elevati. Dopo lo stato di emergenza, la Tunisia rafforza dunque le misure di sicurezza, in reazione alla strage di Sousse e nella speranza di proteggere il Paese dal terrorismo. Secondo la stessa logica, intanto, la Giordania ha iniziato a rafforzare la presenza di militari al confine con Siria e Iraq, per timore di infiltrazioni terroristiche. Contemporaneamente la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato una legge che agevola la vendita di armi ad Amman, che nell’ottica della “guerra al terrorismo” si può considerare una delle linee del fronte.

Per quanto riguarda la Tunisia, la decisione si fonda su quanto rivelato lo scorso 30 giugno il Segretario di Stato tunisino con delega alla sicurezza nazionale, Rafik Chelly. Secondo quest’ultimo, una “pista libica” collega l’attentato al museo del Bardo alla strage di Sousse. Infatti sia Sabeur Khachnaoui e Yassine Abidi (autori del primo), che Seifeddine Rezgui (autore della seconda) hanno trascorso un periodo in un campo di addestramento dei cartelli del jihad in Libia (in questo caso affiliati di Ansar al-Sharia, che fanno riferimento ad Al-Qaeda nel Maghreb Islamico – AQMI), presumibilmente a Sabratha. Comandante di questo campo, in passato, è stato a lungo Ahmed Rouissi, accusato di aver partecipato all’assassinio di due politici tunisini di sinistra, Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, uccisi rispettivamente a febbraio e a luglio del 2013.

Numerosi sono tuttavia gli interrogativi riguardo il muro lungo la frontiera tra Libia e Tunisia. Anzitutto il motivo per cui la sua lunghezza sarà di soli 168 km, ovvero non coprirà tutto il confine. Inoltre, molti integralisti che si “affiliano” individualmente ai cartelli del jihad di Daesh (ISIS) sono tunisini, anche se, secondo le forze di sicurezza, hanno trascorso un periodo di “formazione” in Libia. “Non si impedirà loro di entrare, si vuole impedir loro di uscire e andare a fare del male ai nostri fratelli in Libia”, commenta il sito tunisino Webdo.

Quanti gioirono della caduta del muro di Berlino probabilmente non immaginavano di ritrovarsi decenni dopo in un mondo di muraglie. Dopo la “barriera di separazione” israeliana, le intenzioni mai realizzate dell’Ucraina di murare le frontiere con la Russia, i lavori avviati dal governo ungherese per costruire un muro lungo i confini con la Serbia (per citare alcuni esempi), un altro Paese sceglie di affrontare una questione interna con una muraglia.

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Carlotta Caldonazzo

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