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Tunisia: una campagna a sostegno dei prigionieri

Di Khawla al-Ashy. Al Hayat (28/04/2014). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

Durante la rivoluzione, iniziata il 14 gennaio 2011, molti tunisini hanno pagato caro il prezzo della libertà affrontando il principale nemico, le forze di sicurezza dell’ex presidente Ben Ali, e tentando con semplici mezzi di spezzare la loro tirannia. I giovani rivoluzionari si sono trovati costretti a incendiare le stazioni di polizia al fine di spaventare gli uomini di Ben Ali e far sì che smettessero di sparare contro di loro. Durante l’ondata di proteste popolari, decine di commissariati sono andati in fiamme e molti giovani sono stati arrestati con l’accusa di attacco a pubbliche istituzioni.

Nonostante le aggressioni siano avvenute nell’ambito della rivoluzione, la maggior parte degli imputati si trova ancora in carcere ed è sottoposta a pene durissime. Paradossalmente, i cittadini che hanno contribuito alla caduta del regime dittatoriale si trovano, ora, ad essere perseguiti sulla base di leggi promulgate dal regime stesso. L’ostinazione nel voler applicare tali leggi prova che c’è senza dubbio una mano invisibile che cerca di proteggere ciò che rimane del regime e che vede nei giovani ribelli particelle di una libertà e di una rivoluzione da sopprimere e mettere a tacere.

Per questo motivo, alcuni giovani delle città di Bouzian, Meknassi e Jilma , nel governatorato di Sidi Bouzid, hanno deciso di avviare un’ampia campagna sui principali social network, dal titolo “Anche io ho incendiato la stazione di polizia”, a sostegno dei loro compagni in carcere prima dell’inizio del processo. A questa campagna, che si basa sul principio di legittimità dell’azione rivoluzionaria e sull’innocenza dei prigionieri, si affiancheranno manifestazioni e cortei di fronte alla sede del tribunale e scioperi della fame, mentre alcuni dei partecipanti hanno minacciato di tornare ad appiccare il fuoco ai commissariati di polizia in caso di un’ingiusta condanna degli imputati.

Essi attribuiscono questa ingiustizia alla riconciliazione politica tra i vari partiti tunisini e i sostenitori di Ben Ali, che in questo modo sono riusciti a tornare facilmente alla vita politica, formando partiti e decantando la loro innocenza per i crimini commessi dal regime. Da questa riconciliazione è nata una confusione politica che ha portato molte frange popolari a sostenere il ritorno alle alleanze e a dichiarare apertamente la loro delusione nei confronti della rivoluzione e di coloro che l’hanno portata avanti, a causa “dell’incapacità dei governi post-rivoluzione di preservare la sicurezza e la stabilità economica”.

Inoltre, gran parte degli utenti dei social network è riluttante a partecipare alle campagne di sostegno e i giovani della rivoluzione in Tunisia oggi si trovano in completo isolamento, con i politici assorbiti dalla preparazione delle prossime elezioni e i cittadini preoccupati dalla crisi economica che soffoca il Paese.

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