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Se il colpo di Stato in Egitto diventa “soft”

esercito egizianodi Amr al-Shoubki (AlMasry AlYoum 02/07/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Un colpo di Stato soft: espressione che alcune nazioni hanno imparato a conoscere e che delinea un nuovo tipo di intervento militare. L’esercito fa pressioni sull’autorità politica, che sia per rimuoverla dal potere, o per cambiarne la direzione. Un colpo di Stato soft è diverso da ciò cui il mondo ha assistito all’inizio del secolo scorso, con interventi bruschi e plateali dell’esercito che rovesciava il potere vigente e si arrogava il diritto a governare la nazione in modo diretto.

L’Egitto ha conosciuto il golpe militare nel luglio del 1952, quando l’esercito rovesciò l’autorità della monarchia vigente e gettò le basi per un regime repubblicano guidato da Gamal Abdel Nasser. All’epoca l’intervento dell’esercito risultò nel fallimento dell’élite politica civile e nell’irrompere di organizzazioni politiche che dell’esercito stesso facevano parte. L’esercito così continuò a giocare ruoli esterni alla sua area professionale, e proprio questa fu una delle cause della sconfitta del ’67. L’esercito rispettabile e professionale che Nasser ricostruì dopo il ’67 fu quello che condusse alla vittoria di ottobre e gettò il seme per la rivoluzione del 25 gennaio. L’esercito non entrò nelle istituzioni e nei partiti politici e mantenne la sua coesione e la sua disciplina, nonostante forze interne ed esterne.

La domanda è: la nota delle forze armate di due giorni fa non rappresenta un ritorno dell’esercito sulla scena politica – atto che è un venir meno al suo ruolo professionale e di combattimento? La risposta onesta sarebbe: Sì, ma il suo ritorno non sarà un golpe, e ci si aspetta che non si comporterà come un partito contro un’altra forza politica. Questo anche se nella nota dell’esercito si mettevano in guardia tutte le forze in campo, ivi compresa la presidenza che ne é parte integrante, del fatto che l’esercito avrebbe agito come parte corresponsabile della crisi e non in qualità di comandante in capo delle forze armate.

La missione dell’esercito, in veste di intermediario tra partiti politici, è difficile se si considerano le molte restrizioni imposte alla sua possibilità di movimento interno ed esterno. La fine dell’epoca dei golpe diretti lo rende altresì incapace di possedere strumenti di conflitto e di confronto politico, come accadeva nei decenni passati. Dunque la nota diffusa due giorni fa dall’esercito è stata interpretata da alcuni come un colpo di Stato “soft” o “post-moderno”, rifacendosi all’espressione usata dopo l’intervento dell’esercito turco che nel 1997 spodestò il governo di Erbakan costringendolo a dimettersi. Anche allora la mossa fu quella di un gruppo che esercitava pressioni sul governo, e che giunse a minacciarlo invocando il sistema secolare, cui la repubblica della Turchia si opponeva.

Nel caso dell’Egitto, l’esercito è entrato in campo in seguito alle manifestazioni senza precedenti di domenica scorsa, ignorate dalla presidenza e descritte da alcuni leader come un manipolo di bulli o solo qualche migliaio di manifestanti. L’opzione del golpe vero e proprio da parte dell’esercito egiziano sembra la meno probabile, ma certo porrà pressioni su chiunque perché le richieste della grande maggioranza degli egiziani siano rese effettive.

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Claudia Avolio

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