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Quale futuro per le relazioni tra Egitto e Iran?

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Mentre le relazioni del Cairo con Riyad si raffreddano, si intravede un'apertura con Teheran?

Di Mustafa Salama. Middle East Eye (17/03/2017). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Il 13 marzo, Ali Larijani, presidente del parlamento iraniano, ha esortato l’Egitto a migliorare le relazioni con l’Iran, dicendo che Teheran accoglierà volentieri la normalizzazione dei rapporti con il Cairo.

I commenti di Larijani potrebbero scaturire dall’annuncio fatto all’inizio del mese dall’Egitto su un piano di addestramenti militari da condurre in Bahrein e Emirati Arabi Uniti. La notizia è arrivata un giorno dopo che Bahram Qassemi, portavoce agli Esteri iraniano, aveva ribadito la sovranità di Teheran su tre isole contese con gli EAU – Abu Musa, la Grande e la Piccola Tunb. “La sovranità dell’Iran sulle tre isola è una realtà permanente e innegabile”, ha dichiarato Qassemi. A sua volta, i commenti del portavoce sono una risposta a una recente decisione della Lega Araba che ha etichettato le isole come “occupate” dall’Iran e che ne ha conferito la sovranità agli Emirati. Questo e l’annuncio delle esercitazioni militari, hanno l’aria di essere un messaggio diretto a Teheran.

Le osservazioni di Larijani intendono ricordare all’Egitto non solo che l’Iran è aperta ad avere buone relazioni, ma che addirittura le incoraggia. All’inizio del mese, Alaeddin Boroujerdi, presidente della commissione parlamentare per gli Esteri, ha incontrato Yasser Othman, capo dell’ufficio per la salvaguardia degli interessi egiziani in Iran. Mentre Boroujerdi spera di migliorare i rapporti, Othman ha dichiarato che entrambe i Paesi hanno del potenziale da investire nello sviluppo della cooperazione a livello di turismo.

Questa non è una novità: lo scorso anno il ministro del Turismo egiziano aveva esortato i turisti iraniani a visitare i siti archeologici del Paese. Tuttavia, questo mese l’Iran ha importato 5 mila tonnellate di arance dall’Egitto in vista del Nawruz, il capodanno persiano. Di certo l’Iran non manca di frutta e potrebbe rivolgersi alla vicina Turchia se ne avesse bisogno. Quindi, questa mossa può essere interpretata come un tentativo di rompere il ghiaccio con il Cairo.

In termini di realpolitik, l’Iran vede l’Egitto come un attore con una grande influenza che ha molto in comune con il regime iraniano sulle questioni regionali, ad esempio in Siria. Lo scorso anno, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, aveva richiesto la presenza egiziana ai negoziati a Losanna. Questo poco dopo il voto negativo dell’Egitto alla proposta francese in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Siria. Allineandosi con la Russia, il voto egiziano aveva mandato su tutte le furie l’Arabia Saudita, che lo aveva considerato la beffa oltre il danno della disputa sulle isole Tiran e Sanafir tra Riyad e il Cairo.

Di conseguenza, il regno saudita ha sospeso l’invio di 23 miliardi di dollari in aiuti petroliferi e le relazioni con l’Egitto si sono rapidamente inasprite. Dal canto suo, il ministro del Petrolio egiziano ha subito fatto un viaggio in Iran per esplorare le possibilità di accordarsi sul greggio. Benché allora nessun accordo con l’Iran è stato concluso, l’Egitto si è portato a casa un accordo con l’Iraq, stretto alleato di Teheran.

Alla fine dello scorso anno, gli EAU hanno cercato di mediare un incontro tra il presidente egiziano Al-Sisi e il re saudita Salman, ma senza successo. Lo screzio nelle relazioni tra i due Paesi ha di certo incoraggiato l’Iran ad avvicinarsi all’Egitto. Va tuttavia notato che l’Aramco, la compagnia petrolifera saudita, ha annunciato il 15 marzo l’intenzione di ripristinare l’invio di petrolio all’Egitto, anche se il Cairo ha confermato che l’accordo con l’Iraq rimarrà in piedi. Questo in seguito alla visita del vice principe ereditario saudita Muhammad bin Salman alla Casa Bianca: l’amministrazione USA sta cercando di rilanciare la piena cooperazione tra Riyad e il Cairo per poter contrastare la crescente influenza dell’Iran nella regione.

L’Egitto è sempre stato allineato con gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo in termini di sicurezza regionale. Le esercitazioni militari che verranno condotte negli Emirati e nel Bahrein ne sono una prova. Osservando le alleanze in campo, è difficile che il Cairo operi qualche cambiamento in termini di politica estera, nonostante il miglioramento delle relazioni con la Russia. Quest’inerzia egiziana non è ben vista dal regime iraniano.

Tuttavia, l’Egitto non ha ancora tagliato fuori l’Iran. Il Cairo potrebbe incrementare le relazioni bilaterali in termini di commercio e turismo, settori cruciali per la sua economia in crisi. Teheran continua ad intrattenere rapporti commerciali con Paesi con cui è in conflitto nella regione, l’Egitto non è da meno. Ma per ora, il riavvicinamento auspicato da Larijani sembra essere improbabile.

Mustafa Salama è un’analista politico esperto di questioni mediorientali.

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