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Perché accusare l’Algeria?

Zoom 02 giu AlgeriaDi Amal Musa. Asharq al-Awsat (31/05/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Dalla diffusione della rivolta in Tunisia, le accuse contro l’Algeria si sono ripetute in modo incessante, prima sottovoce e poi pubblicamente. Tali accuse reclamano il fatto che l’Algeria sia contro la cosiddetta “primavera araba” oppure il fatto che non abbia accolto l’esperienza tunisina in modo positivo. Le accuse più recenti arrivano dai partiti tunisini di orientamento salafita, probabilmente nel tentativo di spaventare chi si mette contro gli islamisti, che siano moderati o jihadisti.

Il punto è che si tende ad accusare l’Algeria per qualsiasi cosa accada in Tunisia. Se il partito Ennahda non chiarisce la questione apertamente ed ufficialmente, si potrebbe pensare ad un suo coinvolgimento nelle accuse contro il Paese vicino. Ma perché accusare l’Algeria?

Ciò che sfugge ad alcuni è che l’Algeria, come la Tunisia e gli altri Paesi del mondo, è rimasta sorpresa dallo scoppio della rivoluzione: è del tutto normale che la classe dirigente, nel mantenere la neutralità, abbia interpretato quando stava accadendo in base ai suoi interessi ed alle sue preoccupazioni, nonché secondo la sua esperienza, tanto più che nei Paesi vicini i partiti di stampo religioso risultavano vincitori.

Forse ciò che pone l’Algeria sotto i riflettori è il fatto che il governo algerino si sia opposto agli eventi in Libia continuando a sostenere la famiglia Gheddafi, mentre il governo tunisino guidato da Beji Caid Essebsi ha sostenuto la rivoluzione libica, fornendo inoltre aiuti strategici che hanno determinato le sorti della situazione.

Tuttavia, anche se l’Algeria si è opposta alle rivoluzioni in Libia e Tunisia, esse hanno comportato dei grandi cambiamenti per tutta la regione. Quindi, sembra che oggi le accuse contro l’Algeria vadano oltre il suo atteggiamento  di fronte alle rivolte e che siano concentrate su una preoccupazione di tipo politico: chi governerà la Tunisia e la Libia? Considerato un Paese molto potente nella regione, l’Algeria è di certo il vicino più interessato al futuro della governance nei Paesi ai quali apre le sue frontiere.

Leggendo i libri di storia, si scopre un gran numero di dati a dimostrazione della grande importanza della politica tunisina per l’Algeria: ad esempio, nell’estate del 1987, durante una veloce visita a Tunisi del presidente algerino Chadli Benjadid, la sua controparte tunisina, Habib Bourghiba, gli disse che lo avrebbe voluto come suo successore. Pochi mesi dopo, il 7 novembre, il presidente Bourghiba venne deposto con un colpo di Stato e l’Algeria era l’unico Paese ad averne avuto notizia in anticipo. È risaputo, poi, che come nuovo primo ministro, al posto dell’ormai presidente Ben Ali, fu nominato Hadi Bakkush, politico molto stimato in Algeria, dove aveva lavorato come ambasciatore ed aveva stretto rapporti con il FLN.

Non è un segreto, inoltre, che uno dei motivi principali per cui l’unità tra Libia e Tunisia si sia bruscamente interrotta nel 1974 è stata l’opposizione al progetto dell’allora presidente algerino Houari Boumedienne, il quale aveva persino minacciato un intervento militare. Oggi, uno dei fattori che ha acquistato più importanza nella relazione tra le politiche dei due Paesi è la questione del passaggio del gasdotto in territorio tunisino, di cui beneficiano l’Italia ed altri Paesi europei.

È in questa cornice che va inserita la posizione del movimento Ennahda nei confronti dell’Algeria, il quale non si è tradito come il movimento tunisino salafita scatenando accuse contro il Paese. Tra l’Algeria e le forze religiose esiste un’eccessiva sensibilità, creatasi nella storia recente: dal momento che l’Algeria è stato il primo Paese ad opporsi al progetto islamista, si potrebbe immaginare un atto di rappresaglia da parte di una qualsiasi forza islamista tunisina.

In tale contesto, alcune forze religiose in Tunisia credono che l’Algeria, che non distingue tra partiti moderati o militanti, sia contro la diffusione di Ennahda e che stia facendo tutti il possibile affinché il movimento fallisca, in quanto la vittoria dell’islam politico in Tunisia comporterebbe un pericolo di vitale importanza per l’Algeria. In base a questa logica, alcuni vedono meno negativamente l’Algeria con riguardo ai violenti atti di matrice religiosa avvenuti negli ultimi mesi in Tunisia, in quanto è possibile che il governo algerino e la sua intelligence abbiano impedito la penetrazione di armi e jihadisti.

In realtà, non ci sono prove alla base delle accuse di alcuni movimenti religiosi contro l’Algeria, specialmente dal momento che è diventato un Paese senza religioni ed economicamente forte, oltre al fatto di contare un gran numero di turisti diretti in Tunisia ogni anno.

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Roberta Papaleo

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