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Perché non bisogna ridurre la guerra in Yemen a uno scontro tra sciiti e sunniti

Houthi Yemen

Di Diana Alghoul. Middle East Monitor (12/05/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Nelle ultime settimane i media hanno ridotto il conflitto in Yemen a un semplice caso di settarismo tra Sunniti e Sciiti, il che è riduttivo rispetto alla complessa rete di armi e di relazioni sociali esistente nel Paese.

La notizia più comune è quella secondo cui gli Houthi sciiti, appoggiati dall’Iran, hanno rovesciato il potere costringendo il presidente sunnita Abd Rabbo Mansur Hadi alla fuga, il che ha portato l’Arabia Saudita a intervenire per sostenere l’egemonia sunnita. Credere che gli sciiti abbiano come scopo di creare uno Stato sciita non è che un grosso errore di interpretazione dei loro obiettivi. Gli Houthi sono una tribù yemenita che dal 2004 combatte il governo con insurrezioni per espandersi a livello tribale e territoriale. Le loro attuali attività militari colpiscono la popolazione civile indipendentemente dalla setta di appartenenza. I loro nemici non sono i sunniti di per sé ma chiunque ostacoli l’espansione del loro potere.

L’ex presidente Saleh, sciita anche lui, era stato contestato nel passato dagli Houthi. Malgrado le loro differenze politiche (Saleh durante la sua presidenza ha continuato ad accusarli di agire per conto dell’Iran), i due nemici si sono poi coalizzati non in nome dell’islam sciita, ma per costruire un’alleanza che permettesse loro di controllare il governo e di sopraffare le tribù con il loro potere militare congiunto.

Ora ci sono varie fazioni che combattono gli Houthi, ma per questioni legate all’integrità del territorio, non al settarismo. Si tratta di una reazione delle tribù per salvare le proprie terre e per assicurarsi che gli Houthi non si impossessino delle loro province ricche di petrolio.

Sono state fatte molte speculazioni riguardo l’idea che l’Iran armi gli Houthi ed è significativo il fatto che l’Iran non abbia mai smentito. Detto questo, secondo un rapporto della CIA diffuso da Wikileaks, gli Houthi non hanno bisogno dell’Iran perché hanno altre fonti per rifornirsi di armi, tramite il mercato nero o corrompendo le forze armate, per esempio.

Per quanto riguarda l’identità sciita degli Houthi, in realtà la maggior parte degli sciiti yemeniti sono fedeli alla setta degli zaiditi che è vicina alla scuola sunnita hanafita, non credono nell’infallibilità degli Imam, rifiutando quindi uno dei credo fondamentali dello sciismo. Ricordare che 40% degli yemeniti sono sciiti zaiditi fa capire che se la battaglia in corso avesse davvero elementi di settarismo significanti, gli Houthi avrebbero ricevuto molto più appoggio in Yemen e i loro bombardamenti non sarebbero stati indiscriminati come invece lo sono.

Diana Alghoul è una giornalista e una ricercatrice.

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Chiara Cartia

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