Medio Oriente USA Zoom

Obama e la sua dottrina sul Medio Oriente

Obama

Di Abdullah Hamidaddin. Al-Arabiya (11/03/2016). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Tutti sappiamo che l’America ha aperto un nuovo capitolo in Medio Oriente e ne abbiamo già visto alcune delle pagine. Che il Medio Oriente rappresenti un’area poco importante per gli Stati Uniti, sembra essere un dato di fatto, un dato di fatto combinato allo sguardo pietista con cui gli USA guardano all’area MENA.

Questa regione è, secondo Obama, un caso senza speranza, piena di “elementi nichilisti, violenti e maligni dell’umanità”. Proferendo tale parole, Obama sta dicendo al mondo che l’America sta rivedendo le sue alleanze e sta cambiando le sue regole del gioco. Avendo palesemente preso gran parte dell’orgoglio di quando parlava di quello che lui chiamava il “Washington playbook” (una serie di aspettative e prescrizioni rispetto ad eventi internazionali), Obama sta incoraggiando i futuri presidenti non riferirsi a tale “libro” e a riscriverlo, basandosi su principi fondamentali di leadership globale piuttosto che su quelle che sono le aspettative convenzionali di ciò che un presidente propone di fare e che possono, a volte, diventare trappole.

Tali principi sono i seguenti:

  1. L’ essere America dovrà avere alla base la capacità di impostare l’agenda globale, non quella di dirigere eventi regionali.
  2. Il presidente americano non dovrà mettere a rischio i soldati americani per prevenire disastri umanitari, a meno che tali disastri non pongano una minaccia per la sicurezza diretta per gli Stati Uniti.
  3. L’America prenderà posizione morale nei confronti di una situazione, ma non necessariamente vi interverrà.
  4. Quando sarà necessaria un’azione, l’America non agirà da sola ma con gli altri paesi.
  5. L’America non accoglierà più dei “free riders” come alleati.
  6. L’America non invierà più forze militari statunitensi a meno che ciò non sia necessario per cambiare le sorti delle “azioni di terra”.
  7. Il terrorismo non è una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti.
  8. La credibilità dell’America, seppur importante, non sarà sopravvalutata quando potrà portare a decisioni che danneggiano l’interesse degli Stati Uniti.
  9. La stabilità in Medio Oriente può venire solo attraverso una sorta di “pace fredda”, basata sulla condivisione e non sulla concorrenza.

Ognuno di questi principi ha implicazioni immediate sulla sicurezza della regione. In Medio Oriente si è abituati ad una dottrina basata su un ampio interventismo americano. La nuova dottrina, seppur apparentemente diversa, formula però la sua base in una lingua compatibile con l’ormai vecchia dottrina. Ragion per cui, gli Stati Uniti continueranno ad essere l’attore protagonista nell’area MENA.

Abdullah Hamidaddin è scrittore e esperto di religione, società del Medio Oriente e politica, con un particolare focus per l’Arabia Saudita e lo Yemen. Attualmente è dottorando al King College di Londra.

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Roberta Papaleo

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