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Noi #Senzaconfini, una collana video per conoscere l’altro attraverso il racconto

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Le puntate andranno in onda sui canali dell’Università Telematica UNINETTUNO. Tra i protagonisti, la graphic journalist Takoua Ben Mohamed e il musicista Vode Devon Ebah

Di Alice Passamonti.

Stilisti e imprenditori, musicisti, attori, registi, vignettisti, scultori, fotografi, reporter. Rifugiati e immigrati di seconda generazione, ma prima di tutto persone. Tante professionalità diverse e storie di successo che l’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO ha deciso di raccontare attraverso la collana video, “Noi #Senzaconfini insieme per un Mondo Migliore”, presentata in anteprima lo scorso 18 dicembre e presto in onda sul canale tv satellitare dell’università.

UNINETTUNO, nata nel 2005 con l’idea di garantire l’accesso al sapere, sfruttando tutte le potenzialità della rete, ha sempre mantenuto solide relazioni con il mondo arabo, dal Marocco all’Egitto, dall’Iraq alla Giordania. Oggi, con questo nuovo progetto, rinnova il suo impegno nel favorire il dialogo interculturale e l’integrazione. “Un’integrazione che si costruisce insieme, rafforzando una intensa comunicazione tra chi cerca accoglienza, fuggendo dalla guerra e dal dramma della realtà che si lascia alle spalle, e chi, a sua volta, è pronto ad accogliere”.

La voce dei protagonisti – “Uninettuno vuole essere vicina alle persone che vivono qui e che provengono da altri Paesi – spiega la rettrice Maria Amata Garito, ideatrice della collana – Quello che dobbiamo fare è cercare di avvicinarci, di conoscere queste persone, di capirle, di lavorare insieme per creare un futuro migliore”.

Un aspetto interessante della collana video riguarda il tipo di narrazione che verrà proposta. Di solito, si sente parlare di rifugiati e immigrati di seconda generazione nel nostro Paese attraverso la voce di qualcun altro. Queste persone sono sempre raccontate e descritte da altri. In questo caso, invece, nel corso delle puntate, saranno gli stessi protagonisti a presentarsi al pubblico e a parlare del proprio vissuto in prima persona. Tutti provengono da altri Paesi (Marocco, Tunisia, Nigeria, Somalia, Gibuti) e in Italia sono riusciti a mettere a frutto il loro talento, avviando carriere di successo. Nella vita, si esprimono ricorrendo a linguaggi artistici quali la fotografia, il fumetto, la musica, o lavorando le pelli e l’argilla per farne delle piccole opere d’arte da vendere o da esporre.

Hicham Ben Mbarek, nato in Marocco e arrivato in Italia all’età di 6 anni, oggi è stilista e fondatore del marchio Benheart. Kassim Yassin Saleh è un attore e regista, originario del Gibuti. Amin Nour, rifugiato di origine somala, è fuggito con la madre all’età di 4 anni e oggi è un attore. Zakaria Mohamed Alì è un documentarista e fotoreporter somalo, rifugiato in Italia dal 2008; Mohamed Keita, nato in Costa D’Avorio, in Italia ha scoperto la sua passione per la fotografia; Fasasi, rifugiato nigeriano racconta le migrazioni attraverso le sue sculture.

Takoua Ben Mohamed nata a Douz in Tunisia nel 1991 e arrivata in Italia all’età di 8 anni insieme alla madre e ai suoi fratelli per raggiungere il padre, lavora come graphic journalist. Nei suoi fumetti, affronta tematiche sociali a sfondo politico, cercando sempre di promuovere il dialogo interculturale. “Non esistono due culture che non hanno niente in comune. È proprio sui punti in comune che dobbiamo lavorare per costruire il dialogo e la convivenza”, si legge nella sua graphic novel “Sotto il velo”. Tra i suoi ultimi lavori, “La rivoluzione dei gelsomini” che attraverso una serie di illustrazioni racconta la sua infanzia trascorsa nel sud della Tunisia, ai tempi della dittatura di Ben Alì, e la rivoluzione tunisina vista da Roma. 

Takoua ha scelto come forma espressiva il fumetto, utile per descrivere la realtà e raccontare la cultura araba, ma anche importante strumento di denuncia. “Mi sono avvicinata al fumetto grazie all’attivismo sociale – racconta ad Arabpress – Facendo volontariato, si entra in contatto con tematiche che magari da piccoli non si riescono a capire fino in fondo, ma comunque si cresce in quel contesto. Essendo una ragazza molto timida, non sapevo come comunicare la mia opinione, come raccontare la mia storia o la storia di persone che conoscevo. L’unico mezzo che avevo era il fumetto, – spiega – che per me è stato anche una salvezza quando sono arrivata in Italia e non conoscevo l’alfabeto latino. A scuola, comunicavo con le maestre e con i compagni attraverso il disegno e mi capivano perfettamente”.

Consapevole dell’importanza della comunicazione e di una corretta comunicazione intorno al tema delle migrazioni, Takoua è fra i protagonisti della collana video Noi #Senzaconfini. “Per me, è molto importante raccontarmi – spiega – Nel mio lavoro, mi sono accorta che le persone si immedesimano fino ad un certo punto e mai completamente, almeno finché non incontrano l’autore, il protagonista della storia. Raccontati da altri – aggiunge – siamo considerati soltanto numeri e mai persone. Invece, siamo qui, esistiamo, sappiamo raccontarci anche da soli”. Senza dimenticare che ogni storia di vita è ricca di sfaccettature e che nessuna esperienza individuale può essere inserita in una precisa categoria prestabilita.

Devon Ebah – 32 anni, rifugiato politico, è nato in Nigeria a Benin City in Edo State, ma si considera originario della regione del Delta State da cui proviene il padre. Lo scorso 18 dicembre, in occasione della presentazione della collana video, ha emozionato il pubblico con chitarra, pianoforte e voce, accompagnato dal vivo dal sassofonista, Alessandro Bolsieri. Non si definisce un musicista, masemplicemente “una persona che ha scelto la musica come mezzo per comunicare”. “La musica – spiega – è sacra, è un dono, ha il potere di toccare i cuori della gente”.

E il potere delle note musicali Devon lo ha toccato con mano, lavorando per due anni, a Fano, con un gruppo di profughi all’interno di un centro di accoglienza, nell’ambito di un progetto che ha portato il gruppo a suonare in giro per l’Italia. “Persone che normalmente avevano paura di incontrare l’altro, ci ascoltavano e mi ringraziavano dopo il concerto – racconta – Credo che la musica sia uno dei veicoli migliori per facilitare sia l’integrazione che la comunicazione interculturale”.

Devon si è avvicinato alla musica frequentando la chiesa della città in cui è cresciuto. Questa passione lo ha portato in Italia, al DAMS di Bologna, dove è arrivato nel 2008 con un visto per motivi di studio. Dopo un breve periodo trascorso in Finlandia, è tornato in Italia. Nel frattempo, la situazione nel suo Paese è peggiorata e Devon ha deciso di presentare una richiesta di asilo politico, ottenendo lo status di rifugiato. Oltre a dedicarsi alla musica, è anche uno studente dell’Università per Rifugiati * creata da UNINETTUNO. Oggi, frequenta il secondo anno della facoltà di Scienze della Comunicazione, convinto che questo percorso formativo possa aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi.

Anche lui ha contribuito con la sua storia alla creazione della collana video, raccontandosi e condividendo la sua esperienza. “Istintivamente, nella vita, diffidiamo di ciò che non conosciamo, abbiamo paura – spiega – Per avere fiducia, bisogna conoscere. Per entrare in intimità e in connessione con una persona, è necessario sapere qual è sua storia. Spero davvero che con questo progetto, che prevede proprio di raccontare delle storie, gli altri possano iniziare a vedere gli immigrati e i rifugiati come delle persone”.  

* Si tratta di un portale in cinque lingue (italiano, inglese, francese, arabo e greco) che permette a immigrati regolari, rifugiati e richiedenti asilo di iscriversi a diversi corsi di laurea e vedere riconosciuti titoli di studio acquisiti nel Paese d’origine. La piattaforma telematica conta oggi 450 utenti registrati e 100 rifugiati beneficiari di borse di studio. A cui si aggiungono i 12.680 rifugiati che stanno seguendo il corso “Imparo la lingua italiana”, tramite l’APP Uninettuno. L’Università per rifugiati è considerata un modello vincente, tanto che ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. Il prossimo 7 gennaio, la rettrice Maria Amata Garito sarà a New York per presentarla alle Nazioni Unite.  


Redazione

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