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“No alla guerra”: musicisti del Medio Oriente realizzano un “album di pace”

Al Jazeera 16-09-2019 Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Il musicista iraniano Mehdi Rajabian, ha riunito artisti mediorientali per promuovere “resilienza, speranza ed empatia”.

L’album, dal titolo “Medio Oriente”, è uscito il 15 marzo ed è stato pubblicato dalla Sony Music Company. La maggior parte delle canzoni in esso contenute, sono state scritte dagli artisti stessi e prodotte da Rajabian.

Si tratta di brani eseguiti da artisti provenienti da Iran, Turchia, Yemen, Palestina, Siria, Libano, Iraq, Giordania, Oman, Egitto e Bahrain insieme ad alcuni musicisti provenienti da Azerbaigian e Tajikistan. Sono quasi 100 infatti, i musicisti provenienti da tutto il Medio Oriente che hanno collaborato all’album con l’intento di promuovere la pace nella regione assediata.

L’artista iraniano ha raccontato che una delle tracce è stata registrata mentre erano in corso attacchi aerei, pur non specificando il luogo in cui è stata registrata, l’artista coinvolto e i dettagli della traccia.

“Abbiamo cercato di utilizzare gli strumenti locali nell’album perché la nostra priorità era evidenziare i brani nativi del Medio Oriente”, ha raccontato il ventinovenne Rajabian ad Al Jazeera.

“Per le mie ricerche sulla musica mediorientale, sono stato in contatto con musicisti di tutta la regione, ho discusso l’idea di un album con molti di loro e si sono mostrati molto interessati”. Alcuni musicisti che hanno partecipato al progetto provenivano da luoghi devastati da anni di guerre e conflitti, soprattutto Palestina, Yemen e Siria.

Rajabian ha inoltre riferito che un musicista ha preso parte al progetto mentre si trovava in estrema povertà, mentre un altro brano è stato “registrato su una barca da un rifugiato in fuga”.

Usando canzoni registrate in tali circostanze, l’album si propone di inviare un messaggio di pace”, ha affermato.

Malgrado i musicisti non abbiano interagito tra loro, Rajabian racconta che tutte le canzoni sono caratterizzate da una “coerente tristezza “. “Questo dimostra che c’è un dolore che le persone che vivono nel Medio Oriente condividono. Secondo me, il modo migliore per parlare di questo dolore collettivo è attraverso il linguaggio della musica”, ha spiegato.

L’album, che ha 11 tracce, inizia con una canzone dalla Turchia e termina con un pezzo scritto dall’artista iraniano stesso. “Finisce nella totale disperazione”, dice Mehdi.

In Iran, Rajabian non può fare più musica, né può lasciare il paese perchè è stato accusato di minacciare la sicurezza dello Stato, dopo essere rimasto in carcere per tre mesi nel 2013.

Fu mandato in prigione nel 2016, condannato a sei anni più una multa di 200 milioni di rial ($ 4.700), per aver insultato l’Islam, diffusione di propaganda contro il regime e editoria musicale “non autorizzata” su Barg Music, un’etichetta indipendente online che aveva creato. È stato rilasciato un anno dopo.

“Questo album è pieno di no e perché”, dice Mehdi.
“Per noi, l’indipendenza di un artista è importante tanto quanto la filosofia di un’opera d’arte: diciamo no alla guerra, alle persecuzioni, alle violazioni dei diritti umani e alla povertà”.

Rajabian usa la musica come linguaggio per potenziare “l’essenza dell’umanità”, spiega Reza Deghati, 66 anni, pluripremiato fotoreporter iraniano, la cui foto è stata utilizzata per la copertina di “Medio Oriente”.

Deghati ha spiegato che la foto di copertina mostra un buco attraverso un soffitto danneggiato in un palazzo appartenuto all’ex leader iracheno Saddam Hussein, nella regione curdo-irachena.

“Durante il suo mandato, Saddam non ha mai vissuto in quei palazzi ma erano un simbolo della sua presenza e le persone che vi hanno girato intorno, non avevano nemmeno il diritto di dare loro un’occhiata”, ha raccontato Deghati ad Al Jazeera. Hussein fu accusato di genocidio contro i curdi negli anni ’80, provocando la morte di migliaia di persone. “Ora tutti quei palazzi sono andati, saccheggiati e rovinati”, racconta Deghati, “mentre sono principalmente sorvegliati dai Peshmerga kurdi. La vera ironia della storia”.

“Guardando indietro alla storia millenaria della sofferenza, troviamo sempre artisti veri che hanno usato l’arte per promuovere la resilienza, la speranza e l’empatia”. Raggiungere la “pace universale” dovrebbe essere l’obiettivo principale di un vero artista, ha affermato. “Per raggiungere un futuro migliore, l’arte è la soluzione.”

Vai all’originale

Mehdi Rajabian – Middle Eastern


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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