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Nass El Ghiwane e l’arte di protesta

Di Mohamed al-Asfar (Dar al-Hayat – 14/06/2012). Traduzione di Carlotta Caldonazzo

Il gruppo musicale marocchino dei Nass El Ghiwane si distingue per il fatto di rappresentare i problemi che affliggono il marocchino comune, oppresso e perseguitato, soprattutto negli “anni di piombo”, epoca del terrorismo, della repressione e della censura. Questioni politiche e socio-economiche che interessavano non solo il Marocco ma anche l’intero continente africano e la Palestina. Anche per questo i Nass El Ghiwane sono conosciuti e apprezzati non solo in patria ma in tutto il mondo arabo, con la loro fusione di temi attuali e ritmi e melodie della tradizione popolare. Un modo che ha permesso loro di riflettere il multiculturalismo marocchino, le cui componenti fondamentali sono quelle araba, berbera, africana e andalusa.

Secondo il critico musicale Mubarak Hanoun, la passione per le canzoni dei Nass El Ghiwane è così diffusa perché persone di ogni età vi trovano le risposte alle loro angosce esistenziali, ai loro sogni, alle loro illusioni e ai loro ideali politici. Il gruppo, spiega, rappresenta inoltre le proteste di una generazione per la quale discutere di questi temi era un tabù. Di diverso avviso lo scrittore marocchino Karim Touram, che considera il loro successo come risultato di scelte artistiche e soprattutto dei testi di Larbi Batma, autore delle più belle canzoni del gruppo. A proposito della relazione tra musica impegnata e successo, lo scrittore Anis al-Rafei osserva che la maggior parte dei membri del gruppo non ha una posizione politica definita, anche perché alla fine degli anni ’60 hanno iniziato la loro carriera artistica con la compagnia teatrale di Tayyeb Seddiqi. Sono stati gli intellettuali di sinistra che poi hanno dato alle loro canzoni un significato più politico.

Quanto a ciò che viene considerato una flessione di tono rispetto agli antichi splendori del gruppo, i critici sono quasi unanimemente concordi nell’individuarne la causa nel fatto che diversi membri sono usciti dal gruppo (come Omar Sayed, che ha optato per la recitazione) mentre altri si sono invecchiati. Nondimeno, malgrado siano trascorsi più di 40 anni dai loro esordi, i Nass El Ghiwane continuano a rappresentare, come osserva il poeta Yassin Adnan (che ha composto i testi di alcune canzoni), una delle manifestazioni più significative della musica marocchina. Sono stati loro infatti a coniugarne le diverse tradizioni musicali, dallo stile Aita, al Melhoun, allo Gnaoua e al Hamadcha e ad aggiungere al panorama artistico il senso di rivolta. Uno dei motivi per cui il regista statunitense Martin Scorsese li ha definiti “i Rolling Stones africani”. Così, un fenomeno artistico da molti giudicato passeggero, è ancora oggi vicino alla sensibilità delle nuove generazioni. Sui Nass El Ghiwane sono stati scritti inoltre molti libri di critica musicale, oltre alle influenze che essi hanno esercitato su generazioni di poeti, scrittori, ricercatori e personaggi televisivi. Basti citare il caso del narratore marocchino Tahar Ben Jelloun, secondo il quale i membri della banda sono “fedeli alle loro radici, ai gesti di fraternità e all’immaginario di un popolo intero”.


Carlotta Caldonazzo

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