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Il Marocco approva una convenzione internazionale per la libertà di religione

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Alif Post (03/04/2014). Traduzione di Maryem Zayr.

Il Marocco è tra i Paesi arabo-islamici che hanno approvato il progetto di risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sulla libertà di credo religioso. L’accettazione da parte del Regno marocchino segna la fine dei processi per apostasia verificatisi nel Paese negli ultimi decenni, suscitando forti critiche internazionali.

Oltre al Marocco, il Consiglio ha visto l’adesione di numerosi altri Paesi musulmani al testo del nuovo progetto, che sottolinea “la necessità di tutelare il diritto di ogni individuo di scegliere la sua confessione religiosa, potendo così praticarla liberamente”, garantendone inoltre l’insegnamento. Di fatto, tutti i Paesi musulmani presenti alle votazioni hanno confermato la loro approvazione della risoluzione. Nel testo di legge anche che “ogni individuo è libero di avere o non avere una propria religione e di cambiarla senza timore di essere giudicato o condannato”.

La votazione ha comunque fatto emergere posizioni contrastanti: se da un lato ha trovato approvazione negli ambienti politici e umanitari, la parte più conservatrice si è astenuta da qualsiasi commento, eccezion fatta per il salafita Mouhammad al-Fizazi, il quale ha espresso il suo rifiuto per la libertà di apostasia; altri attivisti hanno invece pubblicato commenti negativi sui loro profili Facebook.

La decisione del Marocco comporta un punto di svolta nella vita religiosa dei marocchini, dopo che il Paese è stato testimone di diversi processi giudiziari per “cambiamento di dottrina” o “conversione al cristianesimo”: anche se le sentenze fossero limitate e leggere, esse hanno però creato molte polemiche sia dal punto di vista religioso che politico, suscitando il forte imbarazzo del Regno nelle sedi internazionali, compreso il Parlamento europeo.

Il Marocco è sempre stato molto indulgente circa la conversione di un individuo a un’altra confessione religiosa, purché avvenisse in maniera discreta e non pubblica, per timore di non far circolare voci su casi di proselitismo all’interno di una società conservatrice e non avere conseguenze negative. Tuttavia, oggi gli Stati non possono più controllare le singole conversioni dei loro cittadini a causa dello sviluppo delle interazioni tra i vari soggetti della comunità internazionale. Ciò è facilmente visibile nel caso del Marocco, che conta circa 5 milioni di emigrati, di cui quasi l’84% dei quali si trovano in Paesi che garantiscono la libertà di culto.

Allo stesso tempo, con lo sviluppo tecnologico e mediatico i marocchini sono diventati bersaglio di numerosi programmi a stampo religioso – sciiti, wahhabiti, ma anche cristiani – che lo Stato non ha modo di controllare o di fermare.

Di fronte a questi sviluppi, il Marocco ha quindi sentito l’esigenza di un nuovo emendamento costituzionale e di altri strumenti legali per garantire ai suoi cittadini una piena libertà di credo.

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Roberta Papaleo

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