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Lo Stato della libertà è lo Stato di diritto

La libertà guida il popoloDi Rashid Awraz. Elaph (04/02/13). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Due anni dopo le rivoluzioni democratiche, siamo in grado di riflettere sulla realtà dei nuovi governi e sulla costituzione degli Stati che ne sono venuti fuori. Due anni non sono abbastanza per fornire una valutazione globale e approfondita, ma possiamo trovare nel presente, i sentimenti del futuro, anche quando si tratta del futuro delle società.

La lotta tra la filosofia individuale e le autorità gioca un ruolo fondamentale nell’istituzione di governi democratici nell’occidente. Ma la lotta per le libertà non può vedere la luce, se i politici non si convinceranno che la democrazia non è solamente una ripartizione di poteri. Questi poteri hanno bisogno di un proprio ruolo per la formazione di nuove istituzioni e regole che delimitino e estendano le libertà degli individui in modo indeterminato, facendo sì che siano i padroni delle proprie scelte.

Ma ora a che punto di questo dibattito ci troviamo in Medio Oriente e Nord Africa?

Il discorso sulla libertà continua ad essere modesto, se non del tutto assente dal dibattito pubblico. Ed è assente persino dai messaggi condotti dalle grandi rivoluzioni il più delle volte. Ci si confonde tra la libertà cantata dai poeti e la libertà politica degli individui. Non abbiamo bisogno di molte prove per dimostrare che gli intellettuali e gli scrittori più audaci, nella nostra regione, richiedono la democrazia invece della libertà e la dignità invece dello Stato di diritto. E questa è una carenza detestabile nella coscienza politica delle nuove élite, una carenza che deve essere sanata.

La fine dei regimi dittatoriali ha significato solamente lo svuotarsi della sedia del potere. Ciò ha causato l’innesco di una lotta feroce per accaparrarsi lo Stato. Stava a noi lottare per lo Stato, dalla parte della libertà. Nel nostro pensiero, lo Stato continua ad essere un idolo del quale nessuno ne vuole la rovina. Ma nessuno, in questi giorni, ha il coraggio di rivelare la sua corruzione e la sua tirannia, indipendentemente da chi è sulla sedia del potere.

Siamo stati fortunati a ritrovarci in questa svolta tra due storie; la storia del despotismo e la storia della rivoluzione contro il despotismo. Tra due ere. L’era dell’apatia e l’era della rivoluzione contro l’apatia. Tra due tipi di umanità: tra l’uomo sottomesso alla schiavitù e l’uomo ribelle.

La storia degli islamisti è stata la storia di una lunga attesa, è stata la storia dell’alleanza con l’esercito per poter arrivare al potere e anche se poi è stato raggiunto in modo democratico con le urne, ciò che cambia non è l’essenza, ma il colore di chi è seduto su quella sedia.

Non dobbiamo aspettare troppo per occuparci della correzione della nostra idea politica e per salvarla dalle grinfie dello Stato. In un momento in cui le forze reazionarie fanno pressione sui nuovi governi per la distribuzione ai poveri e ai disperati, abbiamo l’opportunità di mettere le basi per uno Stato di diritto, unica formula per garantire la libertà agli individui, unica formula che può davvero nutrire gli affamati ed eliminare la povertà. Non è strano che i nuovi governi parlino della distribuzione di fondi e aiuti ai cittadini e non si preoccupino di stabilire i principi dello Stato di diritto?

Ma chi crea la povertà? Il dolore è prodotto dalla tirannia e dall’oppressione? Io sono pronto a combattere per la libertà, perché solo la libertà ci permette di eliminare la povertà, ci dà la possibilità di scegliere il nostro futuro e di diffondere le nostre idee.

Abbiamo dunque bisogno di individui liberi che difendano la libertà individuale, di fronte al potere. Persone perspicaci che riescano a distinguere uno Stato libero da uno Stato sotto coercizione. Persone che abbiano le competenze e le basi per la loro storia e che mettano il futuro sopra ad ogni altra considerazione; al di sopra di tutte le considerazioni degli uomini politici che ricorrono a magheggi ed intrighi per accaparrarsi la poltrona e riproporre i vecchi regimi sotto falso nome.

Uno Stato governato da un individuo o da un partito non è uno Stato di diritto, ma è uno Stato dispotico e tirannico. I diversi grandi di tirannia non significano che ci sia spazio per la libertà.

Non c’è libertà dove non c’è l’applicazione della legge. Non c’è libertà quando si schiavizza gente che è nata libera!

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Alessandra Cimarosti

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